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Per continuare
a coltivare sogni

· L’autobiografia di Calesini, rimasta 42 ore sotto le macerie ·

Il Palazzo del Governo ridotto in macerie

Dopo quarantadue ore sotto le macerie della palazzina di cinque piani crollata su di lei, una ragazza ventunenne viene estratta viva dalle macerie. Un boato di gioia accompagna i vigili del fuoco della squadra Usar che la riportano all’aria aperta. Non tutti saranno però così fortunati: sotto quella casa in via Poggio Santa Maria, infatti, si conteranno sedici morti. Tra loro Enza, una delle tre giovani con cui la ragazza, al suo primo anno di università, viveva. A dieci anni dal terremoto che ha distrutto L'Aquila — causando 309 vittime, oltre 1600 feriti e circa 80.000 sfollati — quella ragazza, Eleonora Calesini, ha deciso di raccontare la sua storia in un libro, Il movimento dei sogni (Roma, Fandango, 2019, pagine 210, euro 15), scritto con Debora Grossi e dedicato a tutti i ragazzi «che dal 6 aprile 2009 non possono più sognare». Invece a Calesini — grazie a una bolla d'aria creatasi tra le macerie — la possibilità di continuare a inseguire i propri sogni è stata data e lei, con una forza e una determinazione rare, non se l’è lasciata sfuggire. Come dimostra la sua bellissima e straziante autobiografia. Bellissima perché la storia di Eleonora è la storia di una combattente. Sorda dalla nascita, lascia la riviera romagnola per studiare all’Accademia dell’Immagine del capoluogo abruzzese: il suo sogno è lavorare nel cinema, occupandosi di effetti speciali. Non dice a nessuno di non sentire, nemmeno a Enza, Chasmine e Martina, le coinquiline con cui è diventata amica: non c’è bisogno di aprirsi troppo. Eppure nel libro Calesini si racconta senza muri, con grande onestà. Quella notte fu, insieme, speciale e ordinaria. Speciale e ordinaria perché l’indomani ci sarebbe stato un esame importante, uno di quelli decisivi, preparati per mesi; speciale e ordinaria perché ormai da tanto, tantissimo, all’Aquila la terra tremava. 

E se Martina, assolutamente terrorizzata, sceglie di dormire in auto, Eleonora ed Enza invece restano in casa: fuori il freddo è terribile, spostando i loro letti vicino alla porta dell’appartamento sperano di poter fuggire più velocemente in caso di pericolo. E così, seppure a fatica («entrambe abbiamo un po’ di paura ma non vogliamo ammetterlo»), si addormentano.Alle 3 e 32 irrompe il terremoto. «Mi sento sprofondare — ricorda Calesini — saltare via, come se fossi salita su un tappeto elastico. Ho sentito per qualche secondo il mio corpo spostarsi cullato dal materasso, ora mi sento solo precipitare. Piovono sopra di me calcinacci, muri, travi, oggetti mentre continua la mia scivolata nel buio. Mi sento come Alice mentre cade nella tana del Bianconiglio. Solo che la discesa non è morbida. Io non vedo nulla. Il letto non c’è più, sento la casa accartocciarsi sopra di me. Non sento il rumore, ma sento le vibrazioni». Con l’apparecchio acustico lasciato (come ogni notte) sotto il cuscino, Eleonora è ovatta nel silenzio mentre il rumore della morte si avvicina. E sempre nel silenzio — a testa in giù, una gamba schiacciata e le braccia sotto un’altra parete — il tempo scorre. «L’assenza di colori è quasi peggio dell’assenza di rumori», finché, dopo ore ed ore, la ragazza scorge la luce di una torcia far capolino tra le macerie: è il segnale. La salvezza si sta avvicinando.I tre anni successivi per Calesini saranno fatti di operazioni, ospedali, fisioterapie, incubi e impegno continuo. Finché, finalmente, armata di stampelle e occhiali, Eleonora è pronta per riprendere a rincorrere il suo sogno, questa volta studiando a Urbino. Altre gioie, altri lutti, altre scoperte, altri inciampi: anche se «la paura della notte e del terremoto ci sono sempre», Eleonora infatti ha scelto di vivere. Riuscendo innanzitutto a superare il senso di colpa per essere sopravvissuta. Oltre che bellissimo, però, come dicevamo, questo libro è anche straziante. Straziante è la ricostruzione dei soccorsi, la vita precedente che fa capolino dalle macerie, i familiari che assistono ai cadaveri via via recuperati («in un baleno si è chiesto come fosse possibile ringraziare Dio per averci dato il morto sbagliato»), le ore di angoscia trascorse nell’impotenza più assoluta. Ma Il movimento dei sogni è straziante soprattutto perché ci ricorda come il terremoto del 6 aprile di dieci anni fa non fu un fulmine a ciel sereno. «Nell’ultimo periodo le scosse sono diventate più intense, solo oggi ce ne sono state sette. Alcuni commentano dicendo che una cosa del genere non si era mai vista. I danni agli edifici aumentano ma è normale, dicono, è una zona sismica», scrive Calesini, concludendo più avanti: «nei giorni prima del terremoto ci hanno lasciati soli, indifesi». La sua autobiografia è così anche il ritratto di una tragedia forse contenibile.

di Silvia Gusmano

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17 ottobre 2019

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