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Continua la dura offensiva
di Haftar su Tripoli

· Combattimenti anche nel distretto di Abu Salim ·

Nonostante gli appelli della comunità internazionale e delle organizzazioni umanitarie, il generale Khalifa Haftar, a capo dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, ha lanciato una nuova offensiva nel tentativo estremo di avanzare sul fronte sud di Tripoli, con l’obiettivo di entrare nella capitale della Libia.

Truppe dell’esercito di Haftar avanzano verso Tripoli (Reuters)

Nel quattordicesimo giorno di guerra, i boati della battaglia sono risuonati fin nel cuore della città. Il numero dei morti è salito a 174, quello dei feriti a 800 e gli sfollati sono migliaia, tra cui oltre 7.000 bambini.

Le truppe del generale hanno contrattaccato sull’asse meridionale del fronte. Violenti combattimenti sono scoppiati anche ad Abu Salim, il distretto più grande della capitale libica, ad Ain Zara, punta avanzata dell’offensiva quindici chilometri a sudest della capitale, e nell’area dell’aeroporto internazionale verso Tripoli. L’area è quella dove si è già registrata nei giorni scorsi l’avanzata più poderosa delle forze del maresciallo, che sono invece in rotta lungo l’asse sudoccidentale: i Katiba, infatti, fedeli al governo di Fayez al Sarraj, sono avanzati di altri cinque chilometri verso sud e si avvicinano ad Aziziya, bastione di Haftar, pressato da ovest dall’avanzata dei soldati di Zintan.

«Agiamo solo contro il terrorismo e l’estremismo», ha dichiarato Ahmed Al Mismari, portavoce dell’autoproclamato Esercito nazionale libico di Haftar. «Queste battaglie rientrano nel contesto di una lotta totale al terrorismo. Nel 2014 è stata presa la decisione di liberare il paese dalle organizzazioni terroristiche, dalle bande e dai gruppi armati. Ora il governo di concordia nazionale è completamente paralizzato e le sue decisioni non sono valide», ha aggiunto Mismari.

Da parte sua, il vice presidente del Consiglio presidenziale libico, Ahmed Maitig, ha assicurato che le forze di Tripoli rispediranno «le milizie di Haftar da dove sono venute». «La nostra situazione è molto migliorata, siamo tutti uniti a ovest, da Tripoli a Misurata, da Zintan a Zawia», ha assicurato Maitig, che ha aggiunto: «La nostra priorità è quella di garantire l’incolumità della popolazione civile, e pertanto non possiamo ancora dispiegare sul terreno forze e armi di un certo tipo, specialmente quelle pesanti, mentre Haftar non si crea questi problemi come ha dimostrato con bombardamenti aerei anche su centri abitati».

Intanto, in Italia il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi ha definito «esorbitante» la cifra di 800.000 possibili sfollati in fuga dalla Libia verso le coste italiane citata ieri dal premier al Sarraj. Secondo Moavero, il numero, in base alle informazioni che arrivano dal paese africano, sarebbe di molto inferiore.

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