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L’Italia pronta a ospitare
donne e bambini

· In attesa che l’Ue trovi un accordo ·

Il presidente del consiglio dei ministri italiano, Giuseppe Conte, ha fatto sapere che l’Italia accoglierà 15 dei 49 migranti che dal 22 dicembre, dopo essere stati salvati in mare dalle navi di ong Sea Watch e Sea Eye, chiedono di poter sbarcare in un porto europeo. Conte ha sottolineato che si darà la priorità a donne e bambini ma che non saranno divisi nuclei familiari. E da Palazzo Chigi arriva anche la conferma di «trattative in corso» con Bruxelles e con Berlino, e di «contatti» con Portogallo, Olanda e Francia. A Bruxelles si cerca un accordo complessivo europeo che in particolare interessa Malta perché riguarderebbe anche gli altri migranti — 249 irregolari o richiedenti asilo — arrivati e sbarcati a La Valletta nelle scorse settimane.

Conte si è detto ottimista per il raggiungimento di una soluzione di compromesso e ha spiegato che non c’è contrasto all’interno del governo sulla linea di chiusura dei porti voluta e ribadita dal ministro dell’interno, Matteo Salvini. Conte ha infatti dichiarato: «La linea di Salvini e del governo è salva, i nostri porti restano e resteranno chiusi; quindi ogni accordo è possibile un attimo dopo che Malta avrà fatto sbarcare sul proprio territorio i clandestini che si trovano sulle due navi».

Di fronte alla richiesta di solidarietà, invocata ieri dal Papa, il ministro del lavoro, e vice di Conte, Luigi Di Maio, del Movimento 5 Stelle (M5S) si è detto pronto ad accogliere «donne e bambini», raccogliendo il plauso del presidente della Camera, Roberto Fico. Intanto, in attesa di sviluppi, i media internazionali annunciano la disponibilità della Germania ad accogliere i profughi, nel contesto di una distribuzione europea «bilanciata». E rilanciano le parole del premier maltese Joseph Muscat: «Malta non diventerà il luogo dove vengono fatti sbarcare i migranti salvati dalle organizzazioni umanitarie che altri paesi non vogliono accogliere». Un appello all’accoglienza è stato ribadito da giorni dai vescovi italiani.

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16 giugno 2019

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