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Contatti diplomatici
tra Russia, Iran e Turchia

· Per evitare disastrose conseguenze all’offensiva su Idlib ·

Tensione e preoccupazione per la situazione nella regione di Idlib, teatro dell’annunciata offensiva congiunta delle forze governative con quelle iraniane e russe. Da giorni le forze lealiste siriane e i loro alleati si preparano a lanciare operazioni di terra e di aria su larga scala contro i miliziani ribelli che — secondo le forze di Damasco — si sono asserragliati nella zona anche con uomini legati ad Al Qaeda. Per evitare l’escalation delle violenze a danno dei civili, sono in corso contatti diplomatici tra Turchia, Iran e Russia. Ankara sta portando avanti «un lavoro congiunto con i russi e gli iraniani su Idlib per evitare un altro disastro come quello di Aleppo» ha detto ieri il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. «La Turchia sta tentando di impedire un attacco a Idlib, in Siria, che sarebbe un disastro» ha aggiunto il ministro degli esteri, Mevlüt Çavuşoğlu. Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha assicurato che sono in corso colloqui per la creazione di corridoi umanitari nella regione. In una conferenza stampa a Sochi, Lavrov ha affermato che Damasco e Mosca «lavorano per minimizzare i rischi per i civili nell’area di de-escalation di Idlib». Il governo siriano «sta compiendo sforzi verso ciò che chiamano riconciliazioni locali nell’area di Idlib» ha affermato Lavrov, escludendo però che un attacco massiccio nell’area possa essere evitato. Il governo di Damasco — ha aggiunto il capo della diplomazia — ha il diritto di «liquidare» i terroristi che si trovano a Idlib. Lavrov ha poi spiegato che il ministero della difesa russo e il dipartimento della difesa degli Stati Uniti «hanno contatti in tempo reale» sulla Siria. «C’è un accordo su un meccanismo per evitare incidenti involontari e funziona» ha dichiarato. Da Washington il segretario di stato Mike Pompeo esprime preoccupazione, affermando che «l’imminente offensiva del regime siriano a Idlib rappresenta un’escalation di un già pericoloso conflitto». Nell’area — come sottolineato dall’Onu — rimangono circa tre milioni di civili e si teme una nuova «catastrofe umanitaria». Nelle ultime ore, le milizie anti-governative siriane asserragliate hanno fatto saltare diversi ponti lungo una delle linee del fronte tra Idlib e le regioni circostanti.

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23 agosto 2019

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