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Alla luce di Gesù

· All’udienza generale il Papa parla della vita del cristiano ·

«I cristiani non sono esenti dalle tenebre, esterne e anche interne». Eppure «per la grazia di Cristo ricevuta nel battesimo, sono uomini e donne “orientati”: non sono piegati dal male, perché confidano sempre nelle infinite possibilità del bene». Lo ha sottolineato Papa Francesco, mercoledì mattina, 2 agosto, riprendendo le udienze generali dopo la pausa estiva.

Con i fedeli nell’aula Paolo VI il Pontefice ha proseguito le riflessioni sulla speranza cristiana, soffermandosi sul legame che con essa ha il primo sacramento. Per farlo il Papa ha commentato il significato di alcuni segni del rito liturgico, cominciando dalla luce. «Essere cristiani — ha spiegato — vuol dire guardare alla luce, continuare a fare la professione di fede nella luce, anche quando il mondo è avvolto dalla notte e dalle tenebre». Anche perché, ha aggiunto, «noi siamo coloro che credono che Dio è Padre: questa è la luce! Non siamo orfani, abbiamo un Padre e nostro Padre è Dio». Inoltre «crediamo che Gesù è sceso in mezzo a noi, ha camminato nella nostra stessa vita, facendosi compagno soprattutto dei più poveri e fragili: questa è la luce». E infine, seguendo lo schema della professione di fede, «crediamo che lo Spirito Santo opera senza sosta per il bene dell’umanità e del mondo, e perfino i dolori più grandi della storia verranno superati: questa è la speranza che ci ridesta ogni mattina. Crediamo che ogni affetto, ogni amicizia, ogni buon desiderio, ogni amore, perfino quelli più minuti e trascurati, un giorno troveranno il loro compimento in Dio: questa è la forza che ci spinge ad abbracciare con entusiasmo la nostra vita di tutti i giorni».

Da qui l’importanza della Chiesa, richiamata da un altro segno della liturgia battesimale, quando al termine del rito ai genitori o allo stesso battezzato viene consegnata una candela la cui fiamma è accesa al cero pasquale. Infatti, ha chiarito Francesco, «la vita della Chiesa è contaminazione di luce. Quanta più luce di Gesù abbiamo noi cristiani, quanta più luce di Gesù c’è nella vita della Chiesa, più essa è viva». Per questo, ha proseguito aggiungendo considerazioni a braccio al testo preparato, «l’esortazione più bella che possiamo rivolgerci a vicenda è quella di ricordarci sempre del nostro battesimo». A questo punto il Pontefice ha chiesto quanti tra i presenti ricordassero la data del loro Battesimo, assegnando «i compiti da fare a casa» a chi non avesse saputo rispondere: «va’ dalla tua mamma, dal tuo papà, dalla tua zia, dal tuo zio, dalla tua nonna, nonno — ha esortato — e domanda loro: “Qual è la data del mio battesimo?”. E non dimenticarla più». Perché, ha concluso, «noi siamo nati due volte: la prima alla vita naturale, la seconda, grazie all’incontro con Cristo, nel fonte battesimale». 

La Catechesi del Papa

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24 luglio 2019

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