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Consigli per una figlia

· È morto Jean Vanier fondatore della comunità L’Arche ·

«Vai da Jean Vanier e fatti dare qualche buon consiglio, concreto, su come fare con tua figlia Benedetta, lui ha il cuore, ha la forza, ha il coraggio per dare più vita a chi sembra più debole, fragile». Il consiglio di Giovanni Paolo II, scandito con una voce ormai flebile, mi squarciò — non mi viene un’altra espressione — quella sera del 14 agosto 2004, a un passo dalla grotta di Lourdes. Mia figlia Benedetta aveva otto mesi e la sindrome di Down, oltre a una corposa cartella clinica.

Jean Vanier aveva appena proposto le meditazioni dei misteri del Rosario, uno dei momenti centrali dell’ultimo viaggio internazionale di Papa Wojtyła. Rientrando nella casa per disabili dove risiedeva durante quel pellegrinaggio, Giovanni Paolo II mi fece cenno con la mano di avvicinarmi. Sì, per darmi un consiglio: conosceva bene la storia della mia Benedetta che io stesso avevo battezzato, appena nata, in una battaglia per la vita tra leucemie e operazioni varie. E pensò proprio a lei, anche a lei, lì a Lourdes. «Vai da Jean Vanier». Sapeva bene lui, fratello di medico, che di consigli ne avrei avuto tanto ma tanto bisogno, e non aveva dubbi che uno capace di un’intuizione come la comunità dell’Arca e Fede e Luce ne aveva di cose da suggerire.

Ci andai subito, di corsa, da Jean Vanier. Lo ritrovai seduto proprio accanto alla grotta delle apparizioni e mi presentai con un biglietto da visita niente male: «Mi manda il Papa». Ci conoscevamo fin dal 1987, quando lo avevo intervistato per «L’Osservatore Romano» in occasione dell’apertura di una casa famiglia della comunità dell’Arca a Ciampino (la stessa visitata di recente da Papa Francesco in un “Venerdì della misericordia”).

Lo avevo poi incontrato e intervistato in tante altre occasioni e sempre mi aveva parlato della logica del Magnificat, il capovolgimento dei valori dell’apparenza: «Non si tratta di fare qualcosa per il povero, il disabile o il malato, ma di entrare in relazione con lui e non sappiamo dove ci porterà tutto questo, perché ci chiederà qualcosa che non vorremmo». Parole belle, facilmente condivisibili e buone per una citazione, soprattutto per chi fa il mio mestiere. Ma che poi devi far tue, nella concretezza, finché hai braccia su cui hai maniche da rimboccare.

Cosa disse Jean Vanier a me, padre di una bambina down? «Fidati, buttati, non aver paura e cerca di essere degno di Benedetta, perché ogni volta che dirai l’Ave Maria la nominerai per forza. E scoprirai che sei tu ad aver bisogno di lei, più di quanto lei avrà mai bisogno di te».

A Vanier ho avuto modo di dirglielo di persona che aveva ragione. Ma oggi lo ripeto. Magari può servire a chi ha paura di buttarsi nella vita.

di Giampaolo Mattei

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24 agosto 2019

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