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Consigli per lo studio

· Nell’epistola medievale «De modo studendi» ·

«Non entrare subito in mare ma arrivarci attraverso dei ruscelli, cioè passare dalle cose più facili a quelle più difficili». Così recita il primo consiglio dell’epistola De modo studendi — inserita nel Corpus thomisticum e tradizionalmente attribuita a san Tommaso — che un ignoto autore medievale scrive a uno studente di nome Giovanni che gli aveva chiesto lumi su come studiare per acquisire «il tesoro della scienza». La lettera si compone di sedici consigli («tracce», come le definisce l’autore) che toccano gli aspetti più pratici dello studio, come la gradualità nel metodo di lavoro, il porre attenzione a quello che si legge e si ascolta, l’esercitare la capacità di discernimento e il fare ricorso a esercizi di memoria per ritenere le cose apprese. Altri punti riguardano la formazione della personalità dell’allievo: nel rapporto con se stesso, lo studente dovrà essere in grado di fare solitudine e silenzio attorno a sé, di sapersi distaccare dai fatti e dalle chiacchiere del mondo; nel rapporto con gli altri, dovrà mostrarsi amabile con tutti senza però cedere alla troppa familiarità e intimità. Il modello delle persone sante, il conservare una coscienza integra e il mantenere il contatto con Dio attraverso la preghiera completano il quadro di queste abilità di studio.

Il risultato del profilo definito dallo Pseudo-Tommaso è particolarmente alto, passando da direttive più semplici — come «parlare lentamente e non parlare troppo presto», «amare la propria stanza» o «fuggire soprattutto le chiacchiere» e «rendersi conto delle cose dubbie» — fino a moniti concernenti la preservazione dello spirito come «conservare una coscienza pura», «non mancare di dedicarsi alla preghiera», «non smettere di seguire le orme delle persone sante e buone» e «riporre nello scrigno della memoria quanto possibile impegnandosi a farlo come se si stesse riempendo un vaso». Qualità morali e spirituali si intrecciano alle normali attitudini di chi studia, tanto che il testo ha quasi il tono di una vera e propria norma vivendi, che può applicarsi anche fuori dai banchi di scuola, nella vita di tutti i giorni. «Se segui queste tracce — conclude l’epistola, presentata nella traduzione italiana di chi scrive —, finché vivrai, farai e metterai fronde e frutti nella vigna del Signore. Se porrai attenzione a ciò, potrai raggiungere quello che desideri».

di Lucio Coco

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20 ottobre 2019

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