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Consacrato
nella verità

· Celebrate le esequie del cardinale Paolo Sardi ·

All’altare della Cattedra della basilica Vaticana si sono svolte nella mattina di lunedì 15 luglio le esequie del cardinale Paolo Sardi, diacono di Santa Maria Ausiliatrice. Al termine Papa Francesco ha presieduto il rito dell’«ultima commendatio» e della «valedictio». La messa è stata celebrata dal cardinale Tarcisio Bertone, dell’ordine dei vescovi (pubblichiamo in questa pagina ampi stralci della sua omelia). Hanno concelebrato tredici porporati, sette presuli — tra i quali gli arcivescovi Jan Romeo Pawlowski, delegato per le Rappresentanze pontificie, e Giampiero Gloder, presidente della Pontificia accademia ecclesiastica — e una quindicina di prelati e sacerdoti, tra cui monsignor Paolo Luca Braida, capo ufficio della Segreteria di Stato. Con i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, erano l’arcivescovo Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, e monsignor Paolo Borgia, assessore. Al rito, diretto dai cerimonieri pontifici, ha assistito il porporato piemontese Giovanni Lajolo. Tra i parenti del cardinale Sardi, il fratello Pietro Angelo e famigliari. Numerosi gli ecclesiastici, i religiosi e i laici che hanno voluto essere presenti; tra loro l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa pontificia, e il gran maestro del Sovrano militare ordine di Malta, fra Giacomo Dalla Torre. Il porporato sarà sepolto nel cimitero di Ricaldone, suo paese natale.

La morte di un vescovo-cardinale ci pone anzitutto di fronte al mistero della morte che non guarda in faccia a nessuno a qualunque età della vita, qualunque sia l’ufficio che ricopriamo o il compito che svolgiamo. La morte poi così repentina del cardinale Paolo Sardi ci tocca intimamente e profondamente e diventa motivo di meditazione e di esame di coscienza sul senso della vita, sulla grandezza e fragilità della nostra vita: grandezza per la vocazione di ministero, di sacramento della carità di Cristo Pastore; fragilità perché è appesa a un filo di tempo e a un frammento di materia che è il nostro pur meraviglioso corpo.

L’interdipendenza tra materia e spirito, tra anima e corpo, che è il compito arduo della nostra vita in questo mondo, fino alla piena maturità del dominio di sé, anzi fino alla piena statura di Cristo che cresce in noi, è messa alla prova dalla morte inaspettata.

Ma noi sappiamo che la vita di ogni cristiano, soprattutto la vita di ogni sacerdote, nella sua interiorità profonda, si va preparando, giorno per giorno, a questo momento, a questo incontro finale con Cristo, a fissare lo sguardo su di lui, amico e salvatore, tante volte invocato come Signore, come fratello, modello di vita, sommo sacerdote. In altre parole: noi camminiamo verso la morte, anzi verso la luce: ci plasmiamo per la morte in cui assumeremo la nostra fisionomia definitiva.

Vorrei ripetere con la fede e l’amore del santo Papa Paolo VI le parole che forse il cardinale Paolo Sardi, discepolo di Montini, avrà rivolto al Signore Gesù, riassumendo tutti i tratti della sua vita nel suo incontro finale con Lui: «Eccomi al Tuo amore, eccomi per sempre con Te. Eccomi in uno stato di sublimazione, che non mi consente di ricadere nella psicologia istintiva di povero uomo, se non per ricordarsi la realtà del mio essere e della Tua misericordia, e per reagire nella più sconfinata fiducia con la risposta che da me è dovuta: Amen, fiat; tu sai che ti amo; così sia, così sia. Tu sai che ti voglio bene. Fissa in un atto permanente di assoluta fedeltà la mia volontà di servizio per amore: amare sino alla fine. Non permettere che io mi separi da Te. Raccolgo tutte le mie forze e confermo il dono totale compiuto, pensando al tuo: consummatum est / tutto è compiuto».

Il tramonto della vita presente, che sogneremmo d’essere riposato e sereno, deve essere invece uno sforzo crescente di veglia, di dedizione, di attesa. È difficile; ma è così che la morte sigilla la mèta del pellegrinaggio terreno, e fa ponte per il grande incontro con Cristo nella vita eterna.

Mi sembra che le parole di Paolo VI esprimano bene come si possa guardare in faccia alla morte, a partire da una vita intensa offerta, piena di affetti, una vita profondamente amata e donata a Dio e al prossimo.

Le letture sacre che abbiamo ascoltato hanno illuminato senza dubbio la figura del caro cardinale defunto, ma sollecitano con speciali sottolineature il nostro impegno ministeriale: l’elogio della sapienza artefice con Dio delle virtù che rendono l’uomo, soprattutto il maestro di vita, cooperatore e formatore dei figli di Dio, secondo il progetto originale del Creatore (Proverbi 8, 22-31); il desiderio della visione di Dio “faccia a faccia”, quando la dignità straordinaria della figliolanza divina brillerà in tutto il suo splendore (1 Giovanni 3, 1-2); infine la preghiera sacerdotale di Gesù perché i suoi discepoli siano «consacrati nella Verità» (Giovanni 17, 11-19).

Ritorna il profilo del maestro di teologia morale che ha contribuito alla formulazione e alla diffusione del magistero morale del Papa san Giovanni Paolo II. Tra i documenti di quel Pontificato eccelle l’enciclica Veritatis splendor di perenne attualità e che il cardinale Paolo ha illustrato e spiegato nelle sue numerose comunicazioni ai fedeli, dimostrando che i termini «verità», «libertà», «coscienza», «legge» si comprendono pienamente solo all’interno dell’orizzonte propriamente cristiano, ossia quando la verità si fa volto in Cristo, la libertà è concepita come dono di Dio, la coscienza diventa quella del Figlio di fronte al Padre, e la legge viene considerata espressione del comandamento nuovo dell’amore.

Che il Padre celeste, che ci ha donato il Salvatore e lo Spirito Santo, rafforzi in noi la fede e la speranza, perché non dubitiamo mai di raggiungere quei beni che ci ha rivelato e promesso.

Un ricordo del porporato piemontese

Il cardinale italiano Paolo Sardi, diacono di Santa Maria Ausiliatrice in via Tuscolana, è morto sabato 13 luglio al Policlinico Gemelli di Roma, dopo una breve malattia, all’età di 84 anni. Era infatti nato il 1° settembre 1934 a Ricaldone, un paese piemontese del Monferrato, in diocesi di Acqui e in provincia di Alessandria, ed era stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1958. Nel giugno 1976 era stato chiamato a prestare servizio presso la Segreteria di Stato, ricoprendo crescenti responsabilità presso la prima sezione (Affari generali), fino a divenire capo ufficio e poi vice assessore. Il 10 dicembre 1996 Giovanni Paolo II lo aveva nominato arcivescovo titolare di Sutri affidandogli al contempo l’ufficio di nunzio apostolico con incarichi speciali, e il 6 gennaio 1997 gli aveva conferito l’ordinazione episcopale. Dal 23 ottobre 2004 al 22 gennaio 2011 era stato vice camerlengo di Santa Romana Chiesa. Nel frattempo, il 6 giugno 2009 era divenuto pro-patrono del Sovrano militare ordine di Malta (Smom), poi patrono dal 30 novembre 2010 — dopo la creazione cardinalizia da parte di Benedetto XVI, avvenuta nel concistoro del 20 novembre dello stesso anno — fino al novembre 2014, quando aveva rinunciato all’incarico per raggiunti limiti di età.

Era nato da genitori umili ma onesti Paolo Sardi: suo padre era contadino nelle campagne del Monferrato e sua madre maestra elementare. Negli anni dell’infanzia aveva infierito la seconda guerra mondiale, “immane flagello” le cui conseguenze tuttavia risultarono alquanto attenuate per i suoi famigliari, grazie alla possibilità di attingere dai prodotti della terra il necessario per vivere. Perciò era cresciuto in un ambiente semplice e sano, in cui si respiravano i valori evangelici, in un clima di laboriosità serena e fiduciosa: un fratello della nonna paterna era sacerdote, come lo era anche un fratello di sua madre. Di conseguenza fu quasi naturale che in questa famiglia di buoni cristiani scaturissero due vocazioni: quella di Paolo e quella di un suo fratello, Stefano, entrambi divenuti preti.

Giovanissimo, don Paolo era entrato nel seminario diocesano di Acqui Terme, per gli studi medi, ginnasiali e liceali. Era stato poi inviato al seminario di Torino, a Rivoli, per frequentarvi la propedeutica. Al termine di questo periodo, il vescovo aveva deciso di mandarlo a completare gli studi teologici a Roma.

A partire dall’ottobre 1954, pertanto, aveva frequentato la facoltà teologica della Pontificia università Gregoriana, conseguendo la licenza nel giugno 1958. Ordinato sacerdote il 29 giugno dello stesso anno, nell’ottobre successivo, su richiesta del vescovo aveva iniziato la facoltà di diritto canonico sempre alla Gregoriana. Conseguita la laurea nel 1963, era ritornato in diocesi per insegnare teologia morale nel seminario, dedicandosi contemporaneamente a servizi pastorali, soprattutto di domenica nelle parrocchie di Acqui. Grazie a questa esperienza diretta a contatto con la gente, aveva opportunamente coniugato teoria e prassi nell’approfondimento della Parola di Dio, evitando i rischi di un astrattismo dottrinale avulso dalla realtà. Nell’intento di completare la propria formazione giuridica, si era poi iscritto alla facoltà di giurisprudenza dell’Università cattolica del Sacro Cuore a Milano e aveva conseguito la laurea nel febbraio 1968, sotto la guida del professor Orio Giacchi. Nel frattempo era stato invitato a insegnare teologia morale alla facoltà teologica di Torino, svolgendo tale compito fino al 1976. Frutto dell’impegno di docenza di quegli anni fu il volume L’aborto ieri e oggi (Paideia, 1975) che ricostruiva la storia dell’evoluzione del pensiero cattolico sulla delicata questione.

Nel giugno 1976 era stato chiamato a prestare servizio presso la Segreteria di Stato dall’allora sostituto, monsignor Giovanni Benelli. Vi era rimasto per oltre trent’anni ricoprendo crescenti responsabilità presso la sezione per gli Affari generali. Nel 1990 era divenuto capo ufficio e nel 1992 vice assessore. In particolare, aveva coordinato l’ufficio che collaborava con Giovanni Paolo IInella stesura di testi e discorsi pontifici.

Il 10 dicembre 1996 era stato nominato arcivescovo titolare di Sutri divenendo nunzio apostolico con incarichi speciali. Nella basilica di San Pietro aveva ricevuto l’ordinazione episcopale il 6 gennaio 1997 da Papa Wojtyła. E il 23 ottobre 2004 dallo stesso Pontefice era stato chiamato a ricoprire l’ufficio di vice camerlengo di Santa Romana Chiesa. In questa veste aveva collaborato con il cardinale camerlengo Eduardo Martínez Somalo agli adempimenti connessi con il conclave dell’aprile 2005, nel quale era stato eletto Benedetto XVI.

Il 6 giugno 2009 Papa Ratzinger lo aveva nominato pro-patrono del Sovrano militare ordine di Malta e poi creato cardinale diacono di Santa Maria Ausiliatrice al Tuscolano nel concistoro del 20 novembre 2010. Avendo ricevuto la porpora, dal successivo 30 novembre era divenuto patrono dello Smom, svolgendo tale compito fino al novembre 2014, dopo aver partecipato al conclave del marzo 2013 che ha eletto Papa Francesco. Il quale il 31 marzo 2014 lo aveva confermato membro della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, dopo esservi stato nominato da Benedetto XVI il 29 dicembre 2010.

Fino al giorno del suo ricovero in ospedale, tutte le mattine il cardinale Sardi celebrava la messa nella basilica Vaticana, all’altare dove è sepolto Papa Giovanni XXIII, con una grande partecipazione di fedeli. Da ricordare infine l’impegno profuso per un ventennio, sul piano teorico e pratico, a sostegno dell’Istituto scientifico internazionale Paolo VI di ricerca sulla fertilità e l’infertilità umana, presso il Policlinico Gemelli.

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