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Conoscenza e rispetto per un cammino di pace

· Intervista al comboniano spagnolo Miguel Ángel Ayuso Guixot, segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ·

È stato per vent’anni missionario in Egitto e Sudan. Ed è proprio lì che ha scoperto l’importanza del  dialogo come «strumento per superare i conflitti e attingere insieme alle sorgenti della pace». Forte di questa consapevolezza e dell’esperienza maturata alla guida del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (Pisai) — di cui è stato preside dal 2006  — il comboniano spagnolo Miguel Ángel Ayuso Guixot si prepara al suo nuovo compito di segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, incarico affidatogli il 30 giugno scorso da Benedetto XVI.

Il tema del dialogo continua a essere  particolarmente attuale proprio in Egitto e in Sudan.

Direi di sì, vista la situazione che si vive in questi due Paesi. Il dialogo tra le religioni, benché non si occupi di questioni politiche, può dare il suo specifico contributo per il riconoscimento dei valori che sono alla base della giustizia e della pace, sia all’interno del Paese sia nei rapporti con altri Stati.

Come ha accolto la notizia della decisione di Benedetto XVI?

Il Papa mi ha onorato con questa nomina, che per me era assolutamente inattesa. Gli sono infinitamente grato di aver pensato a un comune missionario per questo incarico.  Comunque sono cosciente che si tratta di una missione delicata.

Quanto peserà nella sua attività futura la sua esperienza con l’islam?

Devo dire che per studio e per esperienza conosco assai bene i musulmani, con i quali la Chiesa cattolica desidera dialogare in tanti modi e luoghi. Quella dell’islam è una realtà alla quale si deve dare un’attenzione particolare, senza trascurare gli altri credenti. E tutto questo conferma l’importanza che Benedetto XVI attribuisce ai rapporti islamo-cristiani.

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20 ottobre 2019

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