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Conoscenza e rispetto

· Dal 1° settembre in Francia cambio al vertice del Servizio per le relazioni con l’islam ·

Da Christophe Roucou a Vincent Feroldi: dal 1° settembre cambio della guardia alla guida del Servizio nazionale per le relazioni con l’islam (Sri), organismo in seno alla Conferenza episcopale francese. Dopo nove anni, padre Roucou, sacerdote della Mission de France, lascia l’incarico, sostituito da padre Feroldi, finora delegato episcopale per i rapporti con l’islam dell’arcidiocesi di Lione. 

Con lui, in una direzione a tre, Jean-François Bour, domenicano di Tours, e Jean-Jacques Pérennès, domenicano anch’egli, già direttore dell’Istituto di studi orientali al Cairo. Feroldi è artefice, assieme ad Azzedine Gaci, rettore della moschea Othmane a Villeurbanne, del Forum islamico-cristiano che riunisce ogni anno a Lione una cinquantina di responsabili religiosi musulmani, protestanti e cattolici provenienti da tutto il Paese.

Lo Sri, afferma Roucou parlando del suo successore, continua il suo cammino: «Ho totale fiducia nel futuro, anche se trovo che la Chiesa non faccia abbastanza in tema di formazione per intensificare le relazioni fra cattolici e musulmani. C’è bisogno sia di persone sul campo, che abbiano intrecciato rapporti con i loro vicini, sia di individui che abbiano studiato l’islam e la lingua araba. Feroldi è uno di questi, da anni impegnato nello Sri e profondo conoscitore del mondo musulmano». Serve esperienza, dunque, ma anche conoscenza.

Lo Sri, nato nel 1973 come Segretariato per l’incontro con i musulmani, con padre Feroldi (per anni impegnato fra i berberi del Marocco) trova continuità di metodo e obiettivi, che — scrive il neo direttore in un recente editoriale sul sito dell’arcidiocesi di Lione — non possono non tenere conto del movimento sorto con le gigantesche manifestazioni del 10 e 11 gennaio, dopo l’ondata emozionale originata dal massacro alla redazione di «Charlie Hebdo». È urgente che «tutti gli attori del vivere insieme si mobilitino per riflettere sulle sfide di oggi e si affidino a una visione dinamica della laicità in cui le correnti religiose e filosofiche trovino tutte il loro posto, arricchendo la riflessione collettiva con la propria riflessione».

di Giovanni Zavatta

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23 aprile 2019

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