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Confronto tra sovranismo e multilateralismo

· ​Nella prima giornata del dibattito della 73ª assemblea generale delle Nazioni Unite ·

Il logo delle Nazioni Unite nella sede di New York (Afp)

«Il mondo è più connesso, ma le società stanno diventando più frammentate, il multilateralismo è sotto attacco proprio quando ne abbiamo più bisogno». Con questo avvertimento, ieri, il segretario generale, António Guterres, ha aperto la prima giornata del dibattito generale della settantatreesima assemblea generale delle Nazioni Unite. «Le persone — ha spiegato Guterres — stanno perdendo fiducia nell’establishment; il populismo è in marcia, e tra i paesi la cooperazione è più difficile».

Parole, quelle del segretario generale, che rendono bene il clima dell’assemblea, in cui il motivo cruciale, al di là delle grandi crisi internazionali, è stato il confronto tra sovranismo e multilateralismo. «Migranti e rifugiati continuano a subire discriminazioni nel contesto di una cooperazione internazionale chiaramente insufficiente» ha lamentato Guterres, concentrandosi sul nodo dell’immigrazione. Per Guterres «l’approvazione dei patti su rifugiati e migranti è un segno di speranza, ma c’è ancora molta strada da fare per riconciliare il rispetto dei diritti delle persone in movimento con i legittimi interessi degli stati». Il segretario generale ha parlato anche di ambiente, auspicando l’attuazione piena degli accordi di Parigi sul clima.

Il confronto tra sovranismo e globalismo è stato al centro di due degli interventi principali dei capi di stato: quello del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e quello del presidente francese, Emmanuel Macron. Trump ha lanciato un messaggio chiaro: «Noi non cederemo mai la sovranità americana a una burocrazia globale non eletta e non responsabile verso nessuno».

Molto diversa l’impostazione del discorso del presidente francese, Emmanuel Macron, il quale ha ribadito l’importanza della cooperazione internazionale. «Io non accetto l’erosione del multilateralismo, e la demolizione della nostra storia. Il nazionalismo porta sempre alla sconfitta. I nostri figli ci guardano». Toni più polemici dal presidente iraniano, Hassan Rohani, nella sua replica a Trump. «Alcuni paesi non rispettano le istituzioni internazionali e ne minano l’esistenza» ha detto puntando il dito contro «l’attuale amministrazione degli Stati Uniti».

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17 ottobre 2019

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