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Confronto
senza precedenti

· Verso il voto del Senato sull’impeachment per Rousseff ·

Dimostrante durante una manifestazione  a favore dell’impeachment per Rousseff (Afp)

Ci sono pochi dubbi, ormai, su come andrà a finire. Giovedì 12, il Senato potrebbe dare ufficialmente inizio all’iter per la messa in stato di accusa di Dilma Rousseff e dunque al suo allontanamento dal palazzo presidenziale del Planalto durante i sei mesi del procedimento. Appare difficile che 41 senatori su un totale di 81 siano disposti a cambiare posizione bloccando l’avvio del processo. E questo nonostante a oggi non esista alcuna prova della colpevolezza di Rousseff, accusata di avere falsificato i bilanci pubblici. Gli analisti ritengono molto probabile che nella votazione plenaria l’opposizione ottenga una larga maggioranza, molto simile a quella raggiunta venerdì scorso nella Commissione speciale chiamata a decidere sull’impeachment, dove appunto si è imposta con quindici voti contro cinque e un’astensione. La giornata politica di ieri è stata segnata da numerosi colpi di scena, con un conflitto istituzionale senza precedenti tra Camera e Senato. Il presidente della Camera, Waldir Maranhao, ha chiesto che l’avvio dell’impeachment torni all’esame dei deputati a causa di alcuni vizi procedurali. Il presidente del Senato, Renan Calheiros, ha invece deciso di ignorare la richiesta di Maranhao, approvando l’avvio della procedura. In ogni caso, al momento le possibilità di difesa per Rousseff sembrano molto poche. Ma il suo partito, il Partito dei Lavoratori (Pt), promette battaglia: «Non è finita qui», ha detto l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. La crisi politica s’inserisce in un quadro generale molto instabile. L’attuale crisi economica e la corruzione hanno riportato il Brasile in una posizione di debolezza in cui non si trovava da diversi anni. 

di Silvina Pérez

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20 giugno 2019

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