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Nel segno
della distensione

· L’atteso vertice tra Moon Jae-in e Kim Jong-un ·

I riflettori del mondo sono tutti puntati sulla penisola coreana, ma questa volta non per il timore di una guerra o di test nucleari, ma per il concreto auspicio della distensione e della pace tra Seoul e Pyongyang. Il 27 aprile a Panmunjeom, il villaggio smilitarizzato al confine, avrà infatti luogo l’atteso vertice tra il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, e il leader nordcoreano Kim Jong-un.

I presupposti per il disgelo tra i due paesi — tecnicamente ancora in stato di guerra, nonostante l’armistizio siglato nel 1953 alla fine della guerra di Corea — sono tutti positivi. Nei giorni scorsi, Kim ha annunciato la sospensione immediata dei test nucleari e missilistici e la chiusura del sito di Punggye-ri, nel nord, quello da dove sono stati compiuti gli ultimi sei esperimenti atomici del regime.

Il vertice sarà il terzo fra le due Coree da 65 anni, ma il primo per entrambi gli attuali leader (Kim è alla guida del paese dal 2011, Moon è presidente da meno di un anno), dopo quelli del 2000 e del 2007 frutto della linea di politica estera di riavvicinamento inaugurata nel 1998 dall’allora presidente sudcoreano, Kim Dae-jung, e proseguita con il suo successore, Roh Moo-hyun.

L’agenda del dialogo dovrebbe essere incentrata sul delicato tema della denuclearizzazione della penisola e sulla possibilità di giungere alla definizione risolutiva di un accordo di pace tra le due nazioni divise dal 38° parallelo. Un’intesa che sia il punto di partenza per il futuro sviluppo dei rapporti bilaterali. Tra le priorità di Kim — primo leader nordcoreano ad attraversare il confine dalla fine della guerra di Corea — c’è il ritiro delle sanzioni economiche, che colpiscono pesantemente un paese già allo stremo.

Se si giungerà a un accordo, sarà forse possibile firmare il vero e proprio trattato di pace tra Nord e Sud, che sostituisca il fragile armistizio del 1953. L’obiettivo è la cessazione delle ripetute minacce che per anni il regime nordcoreano ha rivolto agli Stati Uniti e ai suoi alleati asiatici, in particolare Corea del Sud e Giappone, agitando lo spettro sia di una guerra convenzionale che nucleare. Moon solleverà anche la questione dei cittadini giapponesi rapiti dagli agenti nordcoreani negli anni della Guerra fredda.

Rassicurazioni sulle buone intenzioni di Pyongyang sono arrivate dai negoziati preliminari tra gli emissari sudcoreani, nordcoreani e statunitensi per definire i preparativi del vertice. In particolare, la Corea del Nord sarebbe pronta a rinunciare a quella che da sempre è una delle sue rivendicazioni principali: il ritiro delle truppe statunitensi dalla Corea del Sud come condizione per procedere al piano di denuclearizzazione.

«L’incontro sarà l’inizio di un grande viaggio per denuclearizzare la penisola coreana, portare pace e sviluppare i legami bilaterali» ha fatto sapere il ministero dell’unificazione sudcoreano.

La dichiarazione non significa che i colloqui tra Kim e Moon avranno necessariamente successo. Pyongyang, infatti, ha indicato che il progresso verso la denuclearizzazione deve procedere in modo sincronizzato con concessioni diplomatiche, militari ed economiche da parte di Washington. Secondo Seoul, il confronto potrebbe comunque culminare con la pubblicazione di un comunicato congiunto sul reciproco impegno a placare le tensioni militari e porre fine al conflitto. Le autorità dei due paesi hanno concordato di trasmettere in diretta i momenti salienti dei colloqui, partendo dalla stretta di mano tra Kim e Moon.

Il vertice segna un ulteriore passo in avanti nel riavvicinamento tra Seoul e Pyongyang cominciato all’inizio del 2018, con la partecipazione degli atleti nordcoreani alle olimpiadi invernali di Pyeongchang, svoltesi dal 9 al 25 febbraio scorso. Alla cerimonia inaugurale dei giochi era presente anche la sorella minore di Kim, primo esponente della famiglia del leader nordcoreano a recarsi in territorio sudcoreano dal 1953.

L’incontro di Panmunjeom dovrebbe fare da apripista all’atteso faccia a faccia tra Kim e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il vertice dovrebbe aver luogo tra la fine di maggio e l’inizio di giugno in una sede ancora da stabilire. Trump — che negli ultimi giorni ha ripetuto più volte di «non vedere l’ora di incontrare Kim» — ha però avvertito che la pressione sul regime nordcoreano proseguirà fino alla completa denuclearizzazione della penisola. Quello con Trump potrebbe non essere l’ultimo impegno diplomatico di Kim: il regime di Pyongyang starebbe valutando anche la possibilità di un incontro in estate tra il leader nordcoreano e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe.

di Francesco Citterich

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17 ottobre 2019

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