Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Confronto a distanza

· Kerry chiede alla Siria di consegnare le armi chimiche per evitare l’intervento militare mentre Assad continua a negare ogni responsabilità ·

Sulla questione siriana continua il confronto a distanza tra gli Stati Uniti e il Governo di Damasco. L’Amministrazione Obama, attraverso il segretario di Stato John Kerry, è impegnata in uno sforzo volto a guadagnare consensi internazionali all’ipotesi di un intervento militare. Da Londra, il capo della diplomazia statunitense, ha affermato che Assad potrebbe «evitare un attacco consegnando le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la settimana prossima» anche se — ha aggiunto — «non sembra sul punto di farlo». Il presidente siriano continua a negare che il suo esercito abbia mai fatto uso di armi chimiche.

In un’intervista rilasciata a Damasco all'emittente televisiva statunitense Cbs, Assad ha affermato che non ci sono prove delle accuse mossegli e ha prospettato, in caso di aggressione alla Siria, ritorsioni da parte di quanti della Siria sono amici. Il presidente siriano ha aggiunto che un attacco potrebbe diminuire le capacità delle sue truppe, ma favorire allo stesso tempo i fondamentalisti islamici.

Kerry ha risposto che Assad mente e che Washington avrebbe le prove di uso di armi chimiche da parte delle forze siriane «almeno undici volte», non solo cioè nell’attacco del 21 agosto al quale i ribelli attribuiscono le sconvolgenti immagini diffuse sui social network. Nel frattempo, il presidente Obama intensifica il confronto con il Congresso, in vista del voto, mercoledì, sulla risoluzione da lui presentata riguardo alla Siria. Obama darà oggi un’intervista a sei televisioni statunitensi e domani terrà un discorso alla Nazione, per spiegare la sua posizione a una cittadinanza che tutti i sondaggi danno in maggioranza contraria all’intervento militare.

Tra le poche notizie positive giunte dalla Siria, c’è intanto quella della liberazione, dopo cinque mesi, del giornalista italiano Domenico Quirico e dello scrittore belga Pierre Piccinin da Prata, già rientrati in patria. I due erano stati sequestrati da ribelli siriani islamisti. Proprio miliziani islamisti del gruppo Jabhat al Nusra, in gran parte né siriani né arabi, hanno occupato la cittadina di Maalula, considerata il simbolo della presenza cristiana in Siria. È infatti fallito un tentativo di riassumerne il controllo da parte dell'esercito, che è solo riuscito a portare in salvo gran parte dei cristiani. Sembra però accertato che i ribelli, oltre a danneggiare chiese e monasteri, abbiano ucciso non meno di una decina di uomini della comunità cristiana.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE