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Conforme al Vangelo

Papa Francesco ha davvero a cuore la curia romana, e lo ha ripetuto ancora una volta nell’incontro natalizio con i suoi collaboratori più stretti riflettendo sulla logica della riforma in corso e ricordandone le tappe principali. La cornice in cui il Pontefice ha iscritto il suo discorso è quella del Natale: cioè di una logica nuova, che capovolge «tutti i valori familiari all’uomo, non solo umani, ma anche divini», e sovverte dunque ogni logica mondana.

In questa luce, che è quella misteriosa e sconvolgente dell’incarnazione di Cristo, il quadro delineato dal Papa è ampio e radicato nella tradizione cattolica, volutamente richiamata in un apparato inusuale di riferimenti e suggerita anche dal dono, altrettanto inusuale, di un testo classico come quello sulle malattie dell’anima scritto all’inizio del Seicento da Claudio Acquaviva, il generale dei gesuiti che più a lungo governò la Compagnia di Gesù.

Ancora una volta Bergoglio guarda soprattutto al suo predecessore Montini, il cui nome ricorre ben dieci volte nel discorso natalizio, con una coscienza acutissima del primato papale e del suo esercizio collegiale: la curia è inseparabile dal Pontefice, e la sua riforma deve renderla conforme al Vangelo, ma anche «ai segni del nostro tempo e a tutto ciò che di buono l’uomo ha raggiunto» per meglio servirlo. Tenendo ben presente il suo fine, cioè collaborare con il successore di Pietro, e dunque «sostenere il romano Pontefice nell’esercizio della sua potestà singolare, ordinaria, piena, suprema, immediata e universale» ha scandito il Papa riferendosi ai due concili vaticani.

Forse mai come oggi è stato richiamato il discorso programmatico che Paolo vi tenne alla curia esattamente tre mesi dopo la sua elezione, otto giorni prima della ripresa del Vaticano II delineando il rapporto tra il Pontefice e la sua curia: «Non solo nelle grandi ore della storia tale accordo rivela la sua esistenza e la sua forza; ma sempre esso vige, in ogni giorno, in ogni atto del ministero pontificio, come conviene all’organo d’immediata aderenza e di assoluta obbedienza, del quale il romano Pontefice si serve per esplicare la sua universale missione» ribadì allora Montini.

La riforma è necessaria ed è «segno della vivacità della Chiesa in cammino» ha ripetuto oggi Bergoglio, non nascondendo difficoltà e resistenze più o meno buone ma comunque segno di vitalità. Ed enumerando poi dodici criteri guida del processo riformatore e i passi compiuti. Nel corso di un processo raccomandato dal collegio dei cardinali durante l’ultima sede vacante e che il Papa ha avviato esattamente un mese dopo la sua elezione in conclave con la costituzione del consiglio che lo aiuta nel governo della Chiesa e che ha tenuto finora quasi un centinaio di riunioni in sessioni bimestrali.

Un cammino dunque già lungo ma che certo non è concluso. Da percorrere tenendo però ben presente che il suo fine è la testimonianza e l’annuncio del Vangelo di Cristo. Che vuole tornare a nascere ogni giorno nel cuore di ogni essere umano, come ha ripetuto il Papa citando un monaco copto scomparso dieci anni fa: «oggi abbiamo trovato in te il nostro unico medicamento, figlio di Dio. Noi e il mondo tutto non troveremo né salvezza né pace, se non torniamo a incontrarti di nuovo nella mangiatoia di Betlemme».

g.m.v.

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19 giugno 2019

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