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Confermati dal carisma petrino

· La presentazione del libro «I viaggi di Benedetto XVI in Italia» ·

È stato presentato ieri nell'Ambasciata italiana presso la Santa Sede il libro I viaggi di Benedetto XVI in Italia, curato da Pierluigi Azzaro ed edito dalla Libreria Editrice Vaticana (pagine 182, euro 38). Alla presentazione sono intervenuti, fra gli altri, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo metropolita di Genova, l'arcivescovo Fernando Filoni, sostituto alla Segreteria di Stato per gli Affari Generali, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri italiano, Gianni Letta. Pubblichiamo quasi per intero i loro interventi.


Molte considerazioni e riflessioni suscita il ripercorrere gli itinerari che hanno condotto il Successore di Pietro e Primate d'Italia in varie parti della nostra penisola dal Nord al Sud. Egli ha visitato grandi e piccole città, diocesi e santuari illustri e cari alla nostra gente, luoghi istituzionali — penso al Quirinale e Campidoglio — sedi di importanti appuntamenti ecclesiali — il Congresso eucaristico nazionale a Bari, il Convegno ecclesiale di Verona e l'incontro dei giovani a Loreto — e la cara terra d'Abruzzo, sconvolta e ferita gravemente dal terremoto. Il filo conduttore che unisce tra loro tutte queste mete è però sempre la particolare vicinanza e l'affetto del Vicario di Cristo per la nostra Nazione e per la Chiesa che vive in Italia. I viaggi in Italia di Papa Benedetto XVI vanno, dunque, inquadrati nel più ampio contesto delle molteplici attenzioni che egli ha per quella che è diventata da quasi trent'anni, e ancor più dalla sua elezione al Supremo Pontificato, la sua terra d'adozione. Egli l'ama con affetto di padre e l'Italia lo ricambia con affetto filiale.

Esprimendo la sollecitudine di Cristo, si fa pellegrino e raggiunge le situazioni più diverse, ne prende conoscenza attraverso i pastori e le istituzioni civili, le tocca personalmente nella inevitabile brevità dei tempi, ma nella lungimiranza della fede e nell'intensità del cuore.

Vi è come una nota dominante che lega i suoi pellegrinaggi pastorali, un cantus firmus che costituisce il cuore della sua altissima missione di Successore di Pietro. Egli conferma la fede: «Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» ( Luca , 22, 32). Ogni incontro con il Papa non suscita forse questa profonda percezione? Di essere confermati nella fede in Cristo, di essere più convinti e più forti, di assaporarne maggiormente la bellezza e la gioia? Di crescere nell'appartenenza consapevole amorosa alla Chiesa? È questo il «carisma petrino» che ogni credente avverte come una Presenza che si rende presente attraverso colui che la Provvidenza sceglie come Successore del Principe degli Apostoli. Un carisma che colpisce, interroga e affascina anche coloro che non hanno la grazia della fede ma che guardano a lui e lo incontrano con apertura di cuore. Un carisma che si vede ovunque il Papa giunga; che ha la virtù di sciogliere possibili barriere e diffidenze; capace di creare ponti perché disarmato e disarmante: è un carisma, infatti, che viene dall'Alto, dal Dio della pace e dell'amore. Tutti abbiamo vive negli occhi, e soprattutto nell'anima, le immagini di folle di adulti, di bambini, di giovani... che esprimono una gioia umanamente inspiegabile e che provoca pensosità, si rivela contagiosa e benefica. L'esperienza attesta che non si tratta di una festosità passeggera e di folklore, ma ha radici antiche e le rafforza; sprigiona sentimenti ed energie che a volte — nel panorama generale — sembrano spenti e che commuovono lo spettatore curioso. L'esperienza dice che l'incontro riaccende la speranza nel vedere un uomo mite che invita a guardare lontano per poter vedere vicino; che ci parla di Dio e del suo Figlio Gesù Cristo; che ricorda le esigenze alte e affascinanti della vita cristiana; che manifesta la bellezza della Chiesa e indica al mondo la via del Cielo.

Mi è caro pensare che l'invito rivoltomi a intervenire a questa presentazione sia dovuto non solo in riferimento al mio compito di presidente della Conferenza episcopale italiana — per il quale mi onoro — ma anche al mio ministero di arcivescovo di Genova. Così, sono qui stasera anche in veste di testimone di una delle tappe del viaggio che il Pontefice sta compiendo, percorrendo la nostra Italia per meglio conoscerla nella sua realtà sociale ed ecclesiale e per incoraggiarla nel suo cammino di crescita come Chiesa e come nazione.

Genova — insieme a Savona — ha avuto il privilegio di accogliere il Papa Benedetto XVI nei giorni 17 e 18 maggio 2008. Sono vivissime nella memoria mia e di tanti genovesi le immagini di quelle indimenticabili ore. Nonostante il tempo non fosse del tutto clemente, si è potuto ben esprimere e vedere l'affetto che la Chiesa e la città di Genova nutrono per il Papa; penso in particolare ai giovani, il cui entusiasmo è stato direttamente proporzionale... all'abbondanza della pioggia che ha accompagnato il loro incontro con il Successore di Pietro. Non posso dimenticare che in quel momento mi ha sorpreso l'identica, intensa emozione che mi ha accompagnato a Loreto, nell'incontro di Benedetto XVI con i giovani nel 2007: emozione nel vedere non solo il medesimo entusiasmo nell'accogliere il Papa, ma lo stesso desiderio di incrociare il proprio sguardo con il suo, desiderio che esprimeva la consapevolezza che non si può vivere senza punti di riferimento autentici perché alti e veri.

Nel mio saluto al Papa, all'inizio della celebrazione eucaristica, nella grandiosa cornice di piazza della Vittoria ho voluto idealmente presentargli la realtà storica e quella attuale sia della nostra Chiesa sia della nostra città, perché «la storia della Chiesa — dicevo si intreccia con la storia della città: è un rapporto da sempre rispettoso e fecondo per il bene di Genova. Basta un accenno a memorie recenti come l'opera di mediazione e di carità durante l'ultimo conflitto mondiale, l'attenzione puntuale del cardinale Giuseppe Siri verso il mondo del lavoro, della casa, della povertà: attenzione continuata dai suoi Successori».

È questo il rapporto millenario e sempre attuale tra i campanili e le piazze nel nostro Paese: rapporto di mutuo riconoscimento, di rispetto di franca collaborazione.

Siamo tutti profondamente grati a Benedetto XVI. Così come gli siamo grati perché il volume oggi presentato è solo il primo: infatti, l'incontro del Papa con la Chiesa e la società in Italia continua e continuerà nei prossimi mesi e anni. Abbiamo bisogno del suo Magistero che parla all'intelligenza e arriva al cuore, abbiamo bisogno del suo sorriso che incoraggia e consola. E ci auguriamo — e gli auguriamo — che continui «ad multos annos»!

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14 ottobre 2019

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