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Condanna
appello e pentimento

· ​Dichiarazione comune di Bartolomeo e Welby sulle moderne schiavitù ·

Istanbul, 8. Una ferma condanna e un vibrante appello alla mobilitazione contro ogni forma di moderna schiavitù. Come pure il pentimento per essere stati in passato sordi di fronte a tanta sofferenza. 

È quanto è contenuto in una dichiarazione congiunta che il patriarca ortodosso, Bartolomeo, e il primate della Comunione anglicana, Justin Welby, hanno sottoscritto al Fanar, sede del patriarcato ecumenico a conclusione di un forum dedicato appunto alla piaga della moderna schiavitù, nelle sue molteplici forme, che per due giorni, lunedì 6 e martedì 7, ha riunito a Istanbul, insieme a rappresentanti religiosi, studiosi e esperti internazionali. Nel suo discorso, il patriarca ecumenico ha osservato come «la Chiesa ortodossa è spesso accusata di trascurare il mondo per il bene del culto liturgico e della vita spirituale». Di fatto, però, ha aggiunto, «Qualunque cosa la Chiesa dice, qualunque cosa la Chiesa fa, viene fatto in nome di Dio e per il bene della dignità umana». In questo senso, ha detto Bartolomeo, «è impossibile per la Chiesa chiudere gli occhi di fronte al male ed essere indifferente al grido di bisognosi, oppressi e sfruttati. La vera fede è fonte di lotta permanente contro le potenze della disumanità». Parole a cui hanno fatto riscontro quelle dell’arcivescovo di Canterbury, il quale ha spronato a superare ogni timidezza e a denunciare con convinzione ogni tipo sfruttamento. «La schiavitù — ha detto — è intorno a noi, ma noi siamo troppo ciechi per vederla. È nelle nostre mani, ma siamo troppo insensibili per toccarla. Gli schiavi sono accanto a noi nelle strade, ma siamo troppo egoisti per camminare al loro fianco. La schiavitù è una realtà che non può e non deve essere relegata in una nota in calce della storia. Il nostro peccato sta nella nostra cecità e nella nostra ignoranza».

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