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Concretezza del bene comune

· ​L’arcivescovo Kurtz alla plenaria dell’episcopato statunitense ·

«Tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Matteo, 25, 40). Citando questo noto passo evangelico l’arcivescovo di Louisville, Joseph Edward Kurtz, ha in primo luogo richiamato la straordinaria concretezza del messaggio cristiano per introdurre i lavori della Conferenza episcopale statunitense in svolgimento da lunedì 14 a Baltimora. 

Nel suo ultimo discorso da presidente al termine del suo mandato triennale, il presule ha ribadito la disponibilità dell’episcopato — già espressa in una nota diffusa poche ore dopo la conclusione delle elezioni presidenziali — a collaborare in vista del bene comune con la nuova amministrazione della Casa Bianca e con i rappresentanti del Congresso. Superando così, questo l’auspicio, il clima di scontro e di forte contrapposizione che ha caratterizzato l’intera campagna elettorale. «Ora ci viene chiesto — ha detto monsignor Kurtz — di andare avanti con rispetto per questi uffici pubblici nella ricerca del bene comune basato su verità e carità». 

In questo senso, il presule non ha mancato di richiamare le sfide più rilevanti che oggi si trova ad affrontare la Chiesa universale — in primo luogo quella delle persecuzioni religiose nel mondo — e, nello specifico, quella statunitense per promuovere «instancabilmente la dignità della persona umana». Del resto ha detto Kurtz, «Gesù ha parlato e agito in modi molto concreti. I suoi modi di toccare i cuori non erano solo belle idee ma azioni concrete». Per questo, «non ci sono parole più concrete che colgano meglio la misericordia di Dio all’opera nella nostra conferenza episcopale di quelle di Gesù citate dal Vangelo di Matteo», in cui il Signore stesso si identifica con i più piccoli e con le persone che la società considera come meno importanti.
In questa prospettiva, nel corso della giornata inaugurale — i lavori proseguono fino a mercoledì 16 — l’assemblea dei vescovi statunitensi ha accolto e fatte propria la dichiarazione che monsignor Eusebio L. Elizondo, vescovo ausiliare di Seattle e responsabile della Commissione episcopale sulle migrazioni, aveva diffuso in seguito dell’elezione di Donald Trump. «Preghiamo perché la nuova amministrazione — ha scritto il presule — riconosca il contributo di rifugiati e immigrati alla prosperità globale e al benessere della nostra nazione». Da parte sua la Chiesa negli Stati Uniti, assicura il proprio impegno «per promuovere politiche che proteggano la dignità intrinseca di rifugiati e immigrati, tengano insieme le famiglie, e onorino il rispetto delle leggi di questa nazione». Anche perché, ha aggiunto, «dietro ogni “statistica” vi è una persona che è madre, padre, figlio, figlia, sorella o fratello e ha dignità di figlio di Dio».

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18 dicembre 2018

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