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Concreta solidarietà

· ​Crescono nelle diocesi italiane e in Europa le iniziative per accogliere i profughi ·

«L’appello del Papa è stato raccolto con concretezza e determinazione. Tante parrocchie, istituti religiosi, moltissime famiglie hanno dato la loro disponibilità a ospitare uno o più profughi: sono giovani, anziani, nuclei numerosi e persone sole, cattolici, protestanti, ma anche non credenti. 

Ed è una gara di solidarietà che cresce di giorno in giorno, che fa comprendere quanto la base fondamentale della popolazione sia sana, più forte delle paure, del populismo e delle ideologie sparse da tante parti». L’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, riassume con queste parole la risposta delle diocesi italiane (e non solo) all’invito di Francesco a ospitare, in ogni parrocchia, comunità religiosa, monastero, santuario d’Europa, una famiglia di profughi.

Da Torino a Genova, da Bolzano a Vicenza, da Firenze a Cagliari, da Roma a Napoli, da Campobasso a Taranto, fino alla Sicilia già abbondantemente impegnata, e da tempo, nella gestione dell’emergenza: sono solo alcune delle città, delle regioni mobilitatesi in Italia nelle ultime ore. «Modalità e indicazioni da offrire a ogni diocesi» verranno individuate in sede di Consiglio episcopale permanente (30 settembre-2 ottobre), precisa una nota a firma del cardinale presidente della Cei, Angelo Bagnasco, e del vescovo segretario generale, Nunzio Galantino. «È un appello che trova le nostre Chiese in prima fila nel servizio, nell’accompagnamento e nella difesa dei più deboli» e «che in queste settimane custodiremo nel respiro della preghiera e del confronto operativo». Le parrocchie italiane già ospitano quindicimila profughi ma si potrebbe arrivare a centomila persone, quattrocentomila in tutta Europa, ha spiegato monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes: «Le parrocchie sono circa ventisettemila e l’appello del Papa potrà allargare questa rete di solidarietà e accoglienza. Una cosa possibile se pensiamo che, per esempio, dopo la prima guerra mondiale le nostre parrocchie sono arrivate a ospitare fino a mezzo milione di profughi in arrivo dal Friuli, dal Veneto, dal Trentino».

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19 marzo 2019

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