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Con un prete
e una coppia di sposi

· Al «Sicomoro» di Como un’originale esperienza di pastorale vocazionale ·

Il Catechismo della Chiesa cattolica insegna che l’ordine e il matrimonio sono sacramenti che «se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri».

Come dire che chi diventa prete e chi si sposa realizza la propria vocazione, trova pienezza di vita, gode i frutti della grazia soltanto impiegandosi nell’opera per la quale ha ricevuto il sacramento, la sua identità e la sua missione: far crescere ed edificare il popolo di Dio. La sinergia tra il prete e la coppia di sposi presente al “Sicomoro” offre a quest’opera, dedita a coltivare i germi di vocazioni presenti nei giovani e negli adolescenti, un terreno ancora più fertile: il clima familiare e fraterno che si crea all’interno della comunità, le relazioni di amicizia e di scambio fecondo costruite all’interno dell’équipe, lo sguardo educativo reso ancor più completo dalla presenza femminile, la maggiore sintonia indotta nelle famiglie dei ragazzi dalla presenza di due sposi sono soltanto alcuni dei pregi e delle potenzialità di questa scelta. Le coppie vengono individuate — al momento senza particolari difficoltà — a partire dal confronto con il presbiterio locale, attraverso alcuni incontri previ da parte del responsabile del progetto e scelti con nomina ufficiale del vescovo che affida all’intera équipe la formazione dei seminaristi. Sono uomini e donne credenti, di qualche anno più adulti dei genitori dei ragazzi non solo per evitare una qualsivoglia forma di identificazione, peraltro mai avvenuta, ma anche per godere della sapienza pratica di chi vive una stagione della vita nella quale ha già saputo far crescere.

di Michele Gianola

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22 agosto 2018

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