Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Con un linguaggio nuovo

L’ultimo giorno del Papa in Perú è cominciato con la preghiera dell’ora media recitata con più di cinquecento religiose di vita contemplativa, nel santuario del Señor de los Milagros. Il Pontefice è stato accolto dal coro «Te queremos Papa, te queremos» e dallo sventolio di bandierine nella storica chiesa scampata al devastante sisma del 1655, dove si trova il dipinto murale del XVII secolo El Señor de los murales, oggetto della devozione dalla comunità cattolica peruviana.

Francesco ha ricordato che la preghiera contemplativa è sempre missionaria: «La preghiera missionaria è quella che ottiene di unirsi ai fratelli nelle varie circostanze in cui questi si trovano e pregare perché non manchino loro l’amore e la speranza... È saper stare accanto alla sofferenza di tanti fratelli». Il Papa ha donato al santuario un ostensorio in bronzo creato da don Benito Rugolino, per lunghi anni parroco della chiesa torinese del Santissimo Nome di Maria, che si ispira alla corona di spine di Gesù. Subito dopo la giornata papale è continuata nella cattedrale di Lima con la preghiera dinanzi alle reliquie dei santi peruviani.

L’incontro con i vescovi nell’arcivescovado di Lima

Situata nel centro storico di Lima, affacciata sulla Plaza Mayor, la cattedrale risale al 1535, quando il conquistatore Francisco Pizarro pose la prima pietra di quella che doveva essere la chiesa madre della città. Inaugurata dallo stesso Pizzarro nel 1540, la costruzione è stata inizialmente dedicata alla Gloriosísima Asunción de Nuestra Señora. La nuova intitolazione a San Giovanni è stata decisa quando la chiesa è divenuta cattedrale. Il Papa, accompagnato dal cardinale arcivescovo di Lima, Juan Luis Cipriani Thorne, è stato accolto dai membri del dal capitolo metropolitano, con i quali ha raggiunto l’altare. Nella cattedrale erano presenti circa 2500 persone tra sacerdoti, religiosi, seminaristi, membri di movimenti ecclesiali e operatori di pastorale. Francesco ha iniziato la sua preghiera davanti all’altare menzionando tutti i santi peruviani: «Ti ringraziamo in modo speciale per la santità fiorita nella nostra terra. La nostra Chiesa arcidiocesana, fecondata dal lavoro apostolico di san Toribio di Mongrovejo; accresciuta dalla preghiera, dalla penitenza e dalla carità di santa Rosa da Lima e san Martino di Porres; arricchita dallo zelo missionario di san Francesco Solano e dall’umile servizio di san Giovanni Macías; benedetta dalla testimonianza di vita cristiana di altri fratelli fedeli al Vangelo, è grata per la tua azione nella nostra storia e ti supplica di poter essere fedele all’eredità ricevuta».

Poi l’incontro con i sessanta vescovi del Perú nel palazzo arcivescovile. Ai presuli il Pontefice ha ricordato che l’esempio di san Toribio propone il modello del vescovo: denuncia le ingiustizie sociali, promuove l’unità della Chiesa, parla i linguaggi attuali dei giovani. E non sta dietro la scrivania. «Volle andare all’altra riva — ha detto Bergoglio — in cerca dei lontani e dei dispersi. A tale scopo dovette lasciare le comodità del vescovado e percorrere il territorio affidatogli, in continue visite pastorali, cercando di arrivare e stare là dove c’era bisogno, e quanto c’era bisogno! Andava incontro a tutti per sentieri che, a detta del suo segretario, erano più per le capre che per le persone». Dovette affrontare i climi e gli ambienti più diversi. E dei 22 anni di episcopato, 18 li passò fuori dalla sua città percorrendo per tre volte il suo territorio. «Com’è urgente — ha affermato il Papa — questa visione per noi, pastori del secolo XXI, ai quali tocca imparare un linguaggio totalmente nuovo com’è quello digitale, per fare un esempio. Conoscere il linguaggio attuale dei nostri giovani, delle nostre famiglie, dei bambini... Come seppe vedere bene san Toribio, non basta solo arrivare in un posto e occupare un territorio, bisogna poter suscitare processi nella vita delle persone perché la fede metta radici e sia significativa».

Alle 12, dal balcone dell’arcivescovado di Lima, l’Angelus rivolto soprattutto ai giovani presenti nella Plaza de Armas gremita nonostante il caldo soffocante. «È molto bello vedere le foto ritoccate digitalmente, ma questo serve solo per le foto, non possiamo fare il “photoshop” agli altri, alla realtà, a noi stessi», ha ammonito il Papa: «I filtri colorati e l’alta definizione vanno bene solo nei video, ma non possiamo mai applicarli agli amici. Ci sono foto che sono molto belle, ma sono tutte truccate, e lasciate che vi dica che il cuore non si può “photoshoppare”, perché è lì che si gioca l’amore vero, è lì che si gioca la felicità, è lì che si mostra quello che si è veramente. Gesù non vuole che ti “trucchino” il cuore, lui ti ama così come sei e ha un sogno da realizzare con ognuno di voi. Non dimenticatelo, lui non si scoraggia riguardo a noi». Mezz’ora dopo il pranzo nella nunziatura apostolica.

L’ultimo momento pubblico del ventiduesimo viaggio apostolico internazionale di Francesco è stato la messa delle 16 nella base aerea Las Palmas, con una folla oceanica, un milione e 300 mila persone, secondo il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Greg Burke. Francesco ha richiamato ancora alla speranza e ha sfidato giovani e anziani a mettersi in cammino per sostituire agli spazi di sfiducia e fuga, città di incontro e solidarietà. L’antidoto alla globalizzazione dell’indifferenza è vivere nell’oggi l’amore per Dio e per il prossimo

«Ho iniziato il mio pellegrinaggio tra voi dicendo che il Perú è una terra di speranza. Terra di speranza per la biodiversità che vi si trova insieme con la bellezza di luoghi capaci di aiutarci a scoprire la presenza di Dio». Così il Papa nel suo saluto al Perú al termine della messa. «Terra di speranza — ha detto — per la ricchezza delle sue tradizioni e dei suoi costumi che hanno segnato l’anima di questo popolo». Terra di speranza «per i giovani, che non sono il futuro ma il presente del Perú. A loro chiedo — ha aggiunto — di scoprire nella sapienza dei loro nonni, degli anziani, il Dna che ha guidato i vostri grandi santi. Non sradicatevi. Nonni e anziani, non smettete di trasmettere alle giovani generazioni le radici del vostro popolo e la sapienza della via per arrivare al cielo». Alle 19.10 la partenza dell’aereo papale dal Perú alla volta di Roma.

dal nostro inviato Silvina Pérez

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE