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Con Sarim che ogni giorno fa la fila per un pasto

· La visita al Centro Astalli ·

È frastornato Sarim, confuso. Non capisce perché la fila davanti a quella porta, oltre la quale da mesi trova pronto l’unico pasto quotidiano che gli è dato di consumare, oggi è ferma. Sono già passate le tre del pomeriggio, l’ora canonica per il pranzo nella mensa in via degli Astalli a Roma, ma la fila se mbra non camminare. Sarim cerca di andare avanti. Lo fermano persone e a nulla vale mostrare il documento sul quale alla voce «residenza» è scritto proprio: «Via degli Astalli,14/a». Sta per arrivare il Papa, gli spiegano. E lui appare più confuso di prima. Non sa chi sia. Però non fa più domande e si ritira in buon ordine. Si mette in un angolo e aspetta.

In questo piccolo, apparentemente insignificante particolare c’è la sintesi di una storia — drammatica per diversi aspetti — d’amore per tanti altri come Sarim. Una storia alla quale Papa Francesco ieri pomeriggio, martedì 10 settembre, ha aggiunto un tocco in più di autenticità e di credibilità. Via degli Astalli è la sede dell’omonimo centro che, dal 1981, fa parte della rete del Servizio dei gesuiti per i rifugiati (Jrs) voluta dall’allora preposito generale Pedro Arrupe.

La struttura fornisce molteplici servizi. In particolare nella sede storica in via degli Astalli si trovano la mensa, che assicura il pasto a oltre 450 persone al giorno, ambulatori sanitari e sportelli che prestano assistenza nei rapporti con le istituzioni e con la città, e una scuola di italiano.

Papa Francesco, dopo la mezza giornata trascorsa a Lampedusa l’8 luglio scorso tra gli immigrati clandestini appena sbarcati in Italia, ieri ha voluto proseguire il suo cammino accanto a questo popolo di diseredati andandoli a trovare in uno di quei centri nei quali, conclusa la drammatica avventura della fuga e dello sbarco, si trovano ora a dove affrontare un’altra lotta drammatica: quella per la sopravvivenza in una terra, se non ostile, forse troppe volte disattenta alla disperazione degli altri.

Stando ai documenti in via degli Astalli 14 /a “risiedono” oltre diecimila Sarim. Dare loro residenza spiegano, al centro, è l’unico modo per favorire il loro inserimento. E quando alle 15.30 Papa Francesco giunge in auto davanti all’ingresso e si avvicina alla fila dei profughi in attesa di entrare, Sarim afferra la sua mano tesa, la stringe a sé e gli grida la sua sofferenza: «Sono qui da cinque anni, mi sento ormai italiano, ma nessuno lo vuole riconoscere. Ho i documenti ma, vede, non mi fanno neppure entrare nella mia casa!». E così Sarim è entrato subito dopo Papa Francesco.

I locali della mensa sono angusti: in pratica si tratta di stanzette attrezzate con tavoli e sedie, dove gli ospiti consumano il loro pasto. Il Santo Padre si è affacciato in ognuna di esse e ha semplicemente augurato «buon appetito». Poi in una camera un po’ più ampia ha incontrato una rappresentanza degli assistiti: colombiani, pakistani, etiopi, afghani, camerunesi, congolesi, francesi. Famiglie intere, coppie di giovani sposi, ragazzi e ragazze più o meno giovani ma tutti con una storia terribile alle spalle. Hanno voluto raccontargliela. Qualcuno sussurrandola all’orecchio. Papa Francesco, come spesso raccomanda durante le sue prediche mattutine, guardava tutti dritti negli occhi mentre parlava con loro e ha raccolto le confidenze dei più riservati cingendo il loro capo con il braccio, segno di una vicinanza personale molto accentuata.

Al termine, un incontro tra due vecchi amici. Papa Francesco ha riconosciuto e abbracciato Mariana Szajbely, argentina missionaria di Cristo Risorto, che da quattro anni si è trasferita da Buenos Aires a Roma. La donna gli ha offerto un mate, molto gradito dal Pontefice. Poi, passando prima davanti alle cucine della mensa dove erano schierati i volontari che prestano servizio quotidiano alla mensa — tra loro anche una giornalista romana — e quindi davanti all’infermeria, dove ha salutato medici e infermieri, ha raggiunto la chiesa del Gesù. Ad accoglierlo i rifugiati che vivono nei quattro centri d’accoglienza e che studiano alla scuola di italiano, gli utenti dello sportello socio-legale e dell’ambulatorio, e i volontari del centro Astalli.

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12 novembre 2019

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