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Con rispetto e giustizia

· Ai vescovi slovacchi il Papa ribadisce la necessità di accogliere i migranti ·

Senso di giustizia, spirito di accoglienza, rispetto della dignità e osservanza della legalità: sono gli atteggiamenti suggeriti dal Papa ai vescovi slovacchi, per comprendere e affrontare il fenomeno delle migrazioni come «un’opportunità».

Nel discorso consegnato loro giovedì 12 novembre, in occasione della visita ad limina Apostolorum, il Pontefice li ha incoraggiati nel lavoro pastorale, svolto «pur tra le difficoltà del momento attuale, caratterizzato da rapide trasformazioni e dalla grande sfida della globalizzazione». In esso infatti, ha fatto notare Francesco, «si riscontrano a volte minacce per le nazioni meno numerose, ma anche elementi che possono offrire nuove opportunità», proprio a cominciare da quelle prodotte dalle ondate migratorie. Perché, ha spiegato, «di fronte alla prospettiva di un ambiente multiculturale sempre più esteso, occorre assumere atteggiamenti di reciproco rispetto per favorire l’incontro». E in proposito ha auspicato «che il popolo slovacco mantenga la sua identità culturale e il patrimonio di valori etici e spirituali, fortemente legato alla sua tradizione cattolica. Così — ha assicurato — potrà aprirsi senza timori al confronto nel più ampio orizzonte continentale e mondiale». Da qui l’invito a «sviluppare un’evangelizzazione che, con linguaggio nuovo, renda più comprensibile il messaggio di Cristo». Il Pontefice ha quindi esortato i presuli a riconoscere il ruolo dei laici «nella vita delle comunità, anche per quanto riguarda l’elaborazione dei progetti pastorali» e ha espresso apprezzamento per quanto si sta «facendo a favore della famiglia», in particolare per «i giovani, speranza della Chiesa». Infine ha raccomandato di «portare avanti la pastorale dei Rom», per «raggiungere tutte queste persone che, purtroppo, continuano a vivere in una certa separazione sociale».

Successivamente Francesco ha incontrato nell’aula Paolo VI la famiglia guanelliana nella festa della Madre della Divina Provvidenza, patrona delle opere fondate dal santo lombardo. Nel suo discorso ha affidato ai presenti tre verbi concreti — «fidarsi, guardare e affrettarsi» — ricordando, con parole di san Luigi Guanella, che «la miseria non può attendere». Per lui, ha aggiunto, «la Provvidenza non era una “poesia”, ma la realtà» e «ha tanto creduto in questo amore concreto e provvidente del Padre, da avere spesso il coraggio di superare i limiti della prudenza umana, pur di mettere in pratica il Vangelo». E poiché «nel mondo non mancano mai i problemi e il nostro tempo conosce purtroppo nuove povertà e tante ingiustizie», ha concluso il Papa, «servono persone con occhi rinnovati dall’amore e sguardi che infondano speranza».

Il discorso ai vescovi slovacchi  

Alla famiglia guanelliana  

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20 giugno 2019

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