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Con l’estremismo del dialogo

· ​Come risolvere i conflitti ·

«Oggi non è il tempo delle mezze misure. Se c’è un estremismo della violenza, a esso — ferma restando la necessità di difendersi e di difendere soprattutto i deboli e i perseguitati — si risponde con altrettanta radicalità, ma in modo strutturalmente diverso, cioè con l’“estremismo del dialogo”. Un dialogo che richiede il massimo di coinvolgimento, che è rischioso, esigente, sfidante, che punta a recidere le radici dell’incomprensione, della paura, del risentimento». È un passaggio dell'intervento che Maria Voce, presidente del movimento dei Focolari, ha pronunciato in occasione di un dibattito su «Promuovere la tolleranza e la riconciliazione» in corso all'assemblea generale di dell'Onu, al quale sono stati invitati esponenti e leader di diverse religioni. «Non dobbiamo cedere terreno – ha aggiunto - a chi tenta di presentare molti dei conflitti in corso come “guerre di religione”. La guerra è, per definizione, l’irreligione. Il militarismo, l’egemonia economica, l’intolleranza a tutti i livelli sono cause di conflitto unitamente a tanti altri fattori sociali e culturali di cui la religione costituisce spesso solo un tragico pretesto. Quello a cui assistiamo in molte aree del pianeta, dal Medio oriente all’Africa, tra cui la tragedia di centinaia di morti in fuga dalla guerra e naufragati nel Mediterraneo, ha molto poco a che fare con la religione. Da ogni punto di vista, in questi casi si dovrebbe parlare non tanto di guerre di religione ma, più concretamente, realisticamente e prosaicamente, di religione della guerra».

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18 marzo 2019

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