Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Con le braccia aperte

La visita del successore di Pietro nelle terre di Boemia e di Moravia è stato un viaggio compiuto con le braccia aperte. Che una volta di più hanno mostrato il volto più gentile e autentico di Benedetto XVI. Nella Repubblica Ceca, uno dei Paesi europei più largamente secolarizzati, il Papa è stato accolto con affetto e cordialità, e non soltanto dalla minoranza cattolica, come è apparso in molti momenti, grazie anche alla ripetuta presenza del presidente Václav Klaus.

In questo quadro, il viaggio papale è stato reso ancora più significativo dalla voluta coincidenza con l'anniversario della «rivoluzione di velluto» e del pacifico rivolgimento che vent'anni fa misero fine all'oppressione del comunismo nella maggior parte dell'Europa centrale e orientale. I discorsi al popolo ceco di Benedetto XVI, incentrati principalmente sul concetto di verità, una parola che per i cristiani s'identifica con il nome di Dio, sono stati rivolti idealmente ai Paesi che hanno sofferto per il totalitarismo ateo.

Alle braccia aperte del Papa hanno risposto moltissimi, credenti e agnostici, di frequente con gioia e commozione visibili, e in ogni caso sempre con esemplare rispetto, che si è avvertito in particolare nelle cerimonie dove la musica ha saputo esprimere i sentimenti più profondi dei cechi. Come il Te Deum di Antonin Dvorák durante l'accoglienza da parte delle autorità civili e del corpo diplomatico nella Sala spagnola del Castello di Praga.

Oppure grazie ai canti del coro dell'antichissima università Carlo, nell'incontro con il mondo accademico. Qui, dove circa i tre quarti del corpo docente e degli studenti si dichiarano agnostici se non atei, il consenso e il calore manifestati a Benedetto XVI — che ha riconosciuto esplicitamente il ruolo dei movimenti intellettuali e studenteschi nella liberazione dal comunismo — hanno richiamato, per contrasto, l'episodio d'intolleranza che costrinse il Papa a rinunciare alla visita all'università romana della Sapienza. Manifestando invece quale debba essere il confronto tra credenti e non credenti: nel rispetto reciproco e nella ricerca del bene comune e della verità.

E ricorrente è stata l'insistenza del Papa sulla verità e sull'urgenza che a essa diano testimonianza e voce nel dibattito pubblico delle diverse società i cattolici. Questi nell'allora Cecoslovacchia hanno saputo contribuire insieme ai laici a sconfiggere la dittatura fondata sulla menzogna, secondo l'analisi di Václav Havel — intellettuale simbolo dell'opposizione al comunismo e quindi predecessore dell'attuale presidente — che Benedetto XVI ha voluto più volte citare sul volo verso Praga e ha poi incontrato.

Aperta dalla toccante preghiera davanti al Bambino Gesù e chiusa nel luogo del martirio di san Venceslao il giorno della sua festa, la visita papale resterà nella memoria non solo del Paese per celebrazioni liturgiche segnate da un raccoglimento e da una dignità impressionanti. Come il lungo silenzio durante la comunione osservato dai circa centocinquantamila fedeli — oltre ai cechi, soprattutto moravi, slovacchi e polacchi — che hanno partecipato alla messa nell'aeroporto di Brno.

E anche le liturgie hanno manifestato come la fede cristiana non sia un'ideologia, ma l'incontro con una persona, Gesù. Che tanti santi e martiri antichi e recenti hanno testimoniato nelle terre boeme e morave. Come ora le comunità cattoliche di questo Paese, di fronte al materialismo e al relativismo, continuano a fare. Con braccia aperte come quelle del Papa.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE