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Giocare con la vita è peccato

· Incontrando i medici cattolici il Papa chiede scelte coraggiose fino all’obiezione di coscienza ·

Giocare con la vita è un «peccato contro Dio creatore». Il monito viene da Papa Francesco, che parlando ai membri dell’Associazione medici cattolici italiani — ricevuti in udienza nella mattina di sabato 15 novembre, nell’Aula Paolo VI — ha ricordato che ogni vita «è sacra, valida e inviolabile», e come tale «va amata, difesa e curata».

Il Pontefice ha messo in guardia, in particolare, da quell’atteggiamento di «falsa compassione» che «ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre». La vera compassione evangelica, ha puntualizzato, è invece quella del buon samaritano, che si avvicina, accompagna e offre aiuto concreto difendendo e rispettando la vita come «dono di Dio». Un rispetto che — ha assicurato — «a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza».

«Noi stiamo vivendo un tempo di sperimentazioni con la vita» ha denunciato Francesco, ribadendo che l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dell’aborto non deriva da argomentazioni religiose o da speculazioni filosofiche ma da motivazioni essenzialmente scientifiche, «perché lì — ha spiegato — c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema». Lo stesso vale per l’eutanasia: non solo per quella procurata ma anche per l’«eutanasia nascosta» che oggi emargina e scarta gli anziani. Da qui l’invito del Pontefice, che ha chiesto ai medici di «essere sempre servitori della vita» nella sua «dignità, sacralità e inviolabilità».

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