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Erdoğan sceglie la linea dura

· Il Governo non esclude il ricorso alla pena di morte per i golpisti ·

Per Bruxelles la decisione allontanerebbe la Turchia dall’Europa

La Turchia deve fermare la resa dei conti su golpisti e oppositori, tornare sulla strada del rispetto delle regole democratiche, dello stato di diritto e della separazione dei poteri e dei diritti umani. 

Giovani turchi durante una manifestazione pro Erdoğan (Ap)

E soprattutto, deve rinunciare all’idea di ripristinare la pena di morte, se non vuole dire addio alle sue aspirazione di entrare nell’Unione europea. Questo il duro monito ad Ankara, a pochi giorni dal golpe fallito, arrivato ieri da Bruxelles al termine dei lavori del Consiglio dei ministri degli Esteri dei Ventisette, che ha visto per la prima volta la partecipazione di un segretario di Stato americano. Ma intanto hanno suscitato indignazione le foto circolate su diversi media internazionali che ritraggono centinaia di militari golpisti denudati, con mani e piedi legati, in ambienti chiusi.

Un monito molto chiaro, con Europa e Stati Uniti uniti sulla stessa linea: «Non ci sono scuse, occorre portare la Turchia su un percorso diverso» dicono oggi fonti da Bruxelles. Il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, dopo una telefonata con il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha ribadito «essenziale che Ankara, come tutti gli alleati, assicuri il pieno rispetto della democrazia» A preoccupare maggiormente l’Europa non sono solo i numerosi arresti delle ultime ore (oltre 7500 persone, tra cui 6000 militari e molti magistrati), ma anche la possibilità sempre più concreta che la Turchia ripristini la pena capitale, abolita nel 2004. Erdoğan, a riguardo, è stato chiaro, affermando subito dopo il fallito golpe che il Parlamento potrebbe discutere la reintroduzione della pena di morte per chi commette atti di tradimento nei confronti dello Stato. Altrettanta chiara la risposta di Bruxelles. «Nessun Paese può diventare membro dell’Ue se introduce la pena di morte» ha scandito l’Alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. Concetto identico a quello espresso dal portavoce del cancelliere tedesco Angela Merkel: «Siamo categoricamente contro la pena di morte. Un Paese che la pratica non può essere membro dell’Ue». 

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20 settembre 2019

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