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Con la parola e l’esempio

· ​Il Papa ordina undici sacerdoti ·

Il Papa celebra in San Pietro ma con il cuore è ancora a Lesbo. Nei suoi occhi restano i volti dell’umanità dolente che sulle rive dell’isola greca cercano scampo alla più grande «catastrofe umanitaria» dell’ultimo settantennio. E forse anche per questo ai nuovi preti ordinati all’indomani della visita ai profughi ricorda con voce grave che «senza croce non troverete mai il vero Gesù» e li invita a essere «tanto misericordiosi» e a farsi «voce dell’umanità intera».

Una consegna che Francesco affida personalmente a ciascuno degli undici diaconi divenuti sacerdoti nella domenica del buon pastore, quarta di Pasqua, cinquantatreesima giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Con loro — proseguendo una tradizione inaugurata ai tempi dell’episcopato a Buenos Aires — prima che inizi il rito il Pontefice si ferma per alcuni minuti a parlare e a pregare nella cappella della Pietà, dove al termine della messa li incontra di nuovo, baciando le loro mani appena consacrate e salutando i genitori che li accompagnano. Undici percorsi umani e spirituali differenti, che trovano realizzazione nella vocazione sacerdotale, suggellata dall’«Eccomi!» pronunciato ad alta voce all’inizio della liturgia di ordinazione.

Chi tra di loro ha avuto a che fare direttamente con l’esperienza della croce è di certo l’iracheno Firas A Kidher, 39 anni, di Baghdad, formatosi nella congregazione dei rogazionisti del Cuore di Gesù. Un’infanzia e una giovinezza segnate dalla sofferenza — a causa di un incidente è stato per giorni in coma e ha subito una serie di interventi chirurgici — e dalla tragica realtà della guerra e della violenza. Almeno due volte ha visto da vicino la morte: nel 2006 in Siria è scampato a un’aggressione terroristica e nel 2014 a Mossul è sopravvissuto all’esplosione di una bomba. «Si vede che il Signore aveva ancora qualche progetto su di me» confida sorridendo.

Anche un altro prete asiatico ha ricevuto l’ordinazione: è il quarantunenne filippino Lopito Migue Lituañas, una vocazione scoperta dopo aver lavorato per molti anni come infermiere. Ha studiato nel collegio diocesano missionario Redemptoris Mater, insieme ad altri tre sacerdoti del gruppo: Andrea Lamonaca, romano, 44 anni (il più anziano), un passato da forestale; Luigi Pozzi, anche lui romano, quarantenne, analista programmatore; Mattia Seu, milanese, 31 anni, laureato in fisioterapia. Hanno studiato invece nel Pontificio seminario romano maggiore Andrea Calamita, venticinquenne di Roma, il più giovane; Simone Galletti, romano, classe 1981, laureato in medicina; Eugenio Francesco Giorno, trentaduenne originario di Cosenza, una grande passione per la musica che lo ha condotto nell’Urbe per studiare al conservatorio di Santa Cecilia. Si è formato all’Almo Collegio Capranica Giuseppe Castelli, nato Reggio Calabria nel 1972, laureato in ingegneria chimica, con una lunga esperienza all’estero che gli ha permesso di conoscere don Andrea Santoro. Al seminario della Madonna del Divino amore si è formato Alberto Tripodi, messinese, 33 anni, laureato in scienze motorie e sportive. Degli altri due sacerdoti, l’iracheno appartiene ai rogazionisti e il trentatrenne abruzzese Marco Pagliccia — diplomato all’istituto agrario — alla Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri.

L’omelia del Papa  

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18 agosto 2019

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