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Con la luce davanti agli occhi

· Il 29 giugno verrà consacrata una nuova chiesa a Castellaneta intitolata ai santi Francesco e Chiara ·

Ho affrontato per la prima volta il tema della chiesa nel 1968 a Salerno realizzando la parrocchia della Sacra Famiglia. Era appena finito il concilio Vaticano II e fu una straordinaria occasione per cimentarsi su una problematica allo stato nascente. Il tentativo fu quello di de-costruire il modello tradizionale individuandone le parti significative  e rimontandole in una logica nuova che privilegiasse il rito comunitario e la actuosa partecipatio invocata dalla Costituzione sulla Sacra Liturgia.

Molti anni dopo  altre esperienze di costruzioni ecclesiali mi hanno permesso di immaginare spazi per un cattolicesimo rinnovato che affronti con coraggio il dialogo con la modernità senza rinunciare alla sua identità. Il filo conduttore di  queste esperienze  si può riassumere in tre temi  di ricerca: il rapporto dello spazio con la luce; la compresenza della “orizzontalità” che esprime l’aspetto comunitario del rito  e della “verticalità” che esprime  la presenza divina; la riconoscibilità dell’edificio ecclesiale; un  valore simbolico accessibile sia alla luce del simbolismo cristiano  che  permea le Sacre Scritture, sia alla luce del simbolismo intuitivo che fa della architettura un linguaggio  capace di esprimere convinzioni ed emozioni collettive.

La chiesa che verrà consacrata il 29 giugno a Castellaneta, risultato di un pubblico concorso, dedicata ai santi Francesco e Chiara, è il punto di arrivo di questa ricerca.

Così il mio intendimento nella progettazione della chiesa è stato quello di invitare chi entra nello spazio ecclesiale a percepire la luce non come qualcosa di consueto e insignificante ma  come qualcosa su cui è necessario riflettere  avvertendone il  valore simbolico chiaramente esplicitato nel Nuovo Testamento e nella tradizione religiosa cristiana.

Nella chiesa di Castellaneta la luce  entra dall’alto attraverso un lucernario, dai lati, in modo indiretto, attraverso due grandi asole orizzontali non visibili dall’interno e al centro dell’abside attraverso una fessura  che illumina l’immagine del Cristo. La luce è una realtà immateriale  visibile, esprime la invisibile presenza divina, la luce permea  tutto l’involucro parietale  spezzandone la inerte continuità  ma nello stesso tempo penetra dall’alto attraverso il lucernario a forma di mandorla e penetra  dallo squarcio all’interno del presbiterio dove un impasto di colori dà alla parete di fondo una intensa animazione che allude al mistero della incarnazione.  Lo squarcio da cui penetra dal basso la luce è metafora del “cielo squarciato”  e quindi della  resurrezione.

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22 settembre 2019

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