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Con la grazia del perdono

· Trent’anni fa a Lourdes la guarigione miracolosa di Danila Castelli ·

Una donna gravemente malata che, ai piedi della Grotta di Lourdes, non chiede la propria guarigione, ma un altrui perdono. Accompagnata al santuario dal marito, che di professione è medico, il suo viaggio, vissuto come l’ultimo, è diventato invece l’inizio di una rinnovata esistenza. Esattamente 30 anni fa, il 4 maggio 1989, la guarigione di Danila Castelli, riconosciuta dalla Chiesa come il sessantanovesimo miracolo — sui settanta sino ad oggi — avvenuto per intercessione di Nostra Signora di Lourdes.

Originaria di Bereguardo, provincia di Pavia, Danila è un’insegnante, sposa e madre di cinque bambini, di cui uno in cielo, come lei ricordava sempre. Dall’età di 35 anni comincia a soffrire di «crisi ipertensive spontanee gravi» che la sorprendono in ogni fase della vita quotidiana, strappandole il respiro e obbligandola a continui ricoveri. I medici sospettano la manifestazione di una particolare forma di tumore definita «feocromocitoma». «Ho vissuto per anni continuamente la sensazione della morte. Un’esperienza brutale», racconta. Fino al 1988 si sottopone a diversi interventi chirurgici, consultando anche specialisti all’estero, ma alla fine la medicina si ammette impotente. «Io — ricorda — mi ero preparata molto bene a morire». Di fronte a quelle «crisi gravi e ricorrenti di ipertensione arteriosa e pericolo di vita» Danila si sente pronta alla fine, ma resta anche altro a tormentarla: «Io sono sempre stata una lottatrice. A me piaceva vivere. E poi avevo preso degli impegni con la vita: i figli e la mia famiglia. Quindi, avevo bisogno della salute, avevo bisogno di esserci. Non tanto per me, ma per loro». L’affetto per la propria famiglia. Ma anche il peso di una questione destinata, con la sua scomparsa, a restare irrisolta e che, come un pensiero di piombo, la trattiene ancorata a questa vita: «Una malattia dell’anima». Si tratta della sofferenza, maturata nel marito, rimasto sempre al suo fianco «nella salute come nella malattia», che è acuita in risentimento verso chi non ha affrontato con la dovuta “carità” la fragilità della moglie. Inaspettatamente è lui a proporle di partire per Lourdes. «I cieli nuovi e la terra nuova mi attiravano. Sentivo che mi mancava poco. E fisicamente percepivo che ero arrivata al limite della sopportazione umana di tanta sofferenza. Non avrei mai pensato di tornare guarita». Danila Castelli, accompagnata dal marito di origine iraniana, Iradj Sadig Ershadi, giunge in un clima di fede e preghiera a Lourdes. Il giorno seguente è il 4 maggio 1989 quando si reca alle Piscine. «Subendo tanti interventi e portandone i segni sul mio corpo, soffrivo nel dovermi spogliare, quando per anni mi hanno tolto gli abiti di dosso in tutti gli ospedali dove mi hanno visitata e operata. A me pesava molto. Ma ne uscivo sempre rasserenata».

È in quel momento che rivolge le sue preghiere, non chiedendo la propria guarigione: «Tu sai che io ho perdonato dentro al mio cuore ma lui non l’ha ancora capito. Come faccio? In quel momento esatto mi hanno ripreso fuori dalla vasca. Mi sono rivestita. Sono uscita e ho visto mio marito che sarebbe dovuto restare in albergo. Lo osservavo e scrutavo il suo volto. Invece di mostrarlo io, l’aveva lui un viso diverso. E mi ha detto queste parole: “È finito tutto. È finito tutto. Io ho perdonato”. A quelle parole mi sono detta: “Adesso posso morire in pace”. E mentre lui ha pronunciato quel “Io ho perdonato” ho sentito uno straordinario benessere. In quel preciso momento la malattia — come è stato verificato in seguito — è scomparsa dal mio corpo. Quella malattia, che mi aveva devastato, era scomparsa. E io di quello stesso male, non ne ho avuto mai più traccia».

Una guarigione fisica che, nella vita di una donna sino ad allora gravemente malata e destinata a morire, sigilla il segno di quella spirituale. Il 12 ottobre 1989 il Bureau des Constatations Médicales di Lourdes si riunisce e apre un dossier sul suo caso e il 29 settembre 2010, presieduto dal professor Alessandro de Franciscis, riconosce che: «La signora Castelli è guarita dalla sindrome di cui soffriva dopo il suo pellegrinaggio a Lourdes avvenuto ventuno anni orsono, nel 1989, e senza miglioramenti relativi a interventi e trattamenti». Il 19 novembre 2011 il Comité Médical International de Lourdes dichiara la guarigione come «inspiegabile allo stato delle attuali conoscenze scientifiche». Il 6 giugno 2013, l’allora vescovo di Pavia, monsignor Giovanni Giudici, istituisce una commissione diocesana e, alla conclusione del lavoro di studio, il 20 giugno 2013 vista la relazione e «avendo constatato che la guarigione è stata rapida, completa, duratura e non spiegabile scientificamente» ne riconosce il miracolo e il valore di “segno”. Danila Castelli, tornata guarita da Lourdes, ha ripreso la sua vita, donandosi alla famiglia e vivendo «il peso e la responsabilità di aver ricevuto un miracolo» con semplicità e senso dell’umile testimonianza. Si è spenta nel 2016, all’età di 70 anni e, per suo volere, riposa indossando la divisa di sorella dell’Unitalsi, a cui è stata sempre legata come volontaria per i malati che ha continuato ad accudire ai piedi della Grotta.

di Fabio Bolzetta

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