Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Con la grammatica
dell’essenziale

· ​Ripensare l’iniziazione cristiana ·

Siamo abituati a dire che i giovani sono il nostro futuro, ed è in parte vero; ma mai, come nel caso della fede, il futuro dipende dal passato e dal presente, cioè dal modo con cui gli adulti vivono la loro esperienza cristiana e da come le comunità interpretano il loro compito di evangelizzazione. 

Henri Matisse, «Icaro», 1947

Educare i giovani alla fede significa consegnare loro la fede così come noi adulti l’abbiamo vissuta? O piuttosto mettere nel loro cuore l’essenziale, insieme a una passione che dia il desiderio e la volontà di reinterpretarlo per il loro tempo, nel loro tempo? Nel momento di aprire il concilio, Papa Roncalli fece un discorso le cui indicazioni non sono invecchiate (e nemmeno pienamente realizzate!) e su cui sarebbe utile tornare a riflettere. Ebbe a dire Papa Giovanni che: «Lo scopo principale di questo concilio non è la discussione di questo o quel tema della dottrina fondamentale della Chiesa, in ripetizione diffusa dell’insegnamento dei padri e dei teologi antichi e moderni quale si suppone sempre ben presente e familiare allo spirito. Per questo non occorreva un concilio. È necessario che questa dottrina certa e immutabile sia approfondita e presentata in modo che essa risponda alle esigenze del nostro tempo».> Iniziano con questi interrogativi le conclusioni, di cui si pubblicano ampi stralci, che Paola Bignardi, ex presidente dell'Azione cattolica italiana, ha scritto per il libro <Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia> (Milano, Vita e Pensiero, 2015, pagine 188, euro 18), curato dalla sociologa Rita Bichi.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE