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​Con il Papa per l’ambiente

· ​A Bangkok i lavori della Federation of Asian Bishops’ Conference sul clima ·

Bangkok, 19. «Il Myanmar è un caso evidente delle conseguenze del cambiamento climatico su un Paese. Per oltre 75 anni, prima del ciclone Nargis, non abbiamo sperimentato disastri naturali di tale intensità, ma esso ha rappresentato una svolta perché sono state le correnti oceaniche mutate dal surriscaldamento globale a deviarne il corso e spingerlo verso la costa birmana». È quanto ha affermato, lunedì 17, il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, durante l’omelia della messa di apertura della due giorni di incontro dei vescovi asiatici (Federation of Asian Bishops’ Conference, Fabc) sui cambiamenti climatici, a Bangkok, in Thailandia.

Ancora oggi, il Myanmar deve affrontare una situazione di emergenza, causata dalle alluvioni che hanno colpito il Paese ai primi di agosto. Tuttavia, rispetto al passato — come riferisce AsiaNews — emerge una maggiore solidarietà fra la gente, i cittadini e le diverse confessioni religiose. Continuano, infatti, le iniziative di privati cittadini, imprenditori e istituzioni per portare aiuti, generi alimentari e beni di prima necessità nelle aree più colpite. Nella messa che ha dato il via ai lavori dell’assemblea, ispirata alla enciclica Laudato si’, il porporato, presidente del dipartimento Fabc per lo sviluppo umano, ha ricordato i disastri naturali che hanno colpito il Myanmar in questi ultimi anni. Iniziando proprio dal ciclone Nargis del maggio 2008, che ha provocato oltre 150.000 vittime e lasciato 800.000 persone senza casa. «Nelle ultime due settimane, si sono abbattute piogge torrenziali e allagamenti che hanno colpito 1,7 milioni di persone e sconvolto la vita e il lavoro di almeno 37 milioni di contadini che oggi — ha sottolineato il cardinale — devono fronteggiare una spirale di devastazione e debiti». 

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