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Con il nome di Papa Francesco

· ​Restaurata la Madonna del Soccorso nella cappella Gregoriana della basilica vaticana ·

Poco tempo dopo l’elezione di Papa Francesco, nella basilica di San Pietro iniziava il restauro — peraltro già programmato — della Madonna del Soccorso nella Cappella Gregoriana.

Nel maggio del 2013, mentre veniva rimosso il vetro che da tempo immemorabile proteggeva la sacra immagine, improvvisamente si alzava forte un corale Magnificat intonato da un folto gruppo di pellegrini che entrava in quel momento in basilica. Felice circostanza per l’inizio di un delicatissimo e professionale restauro che avrebbe portato a far riemergere e risplendere l’antica immagine mariana, che era rimasta velata per tanti secoli sotto la patina del tempo e successive ridipinture.

Questa venerata Madonna porta oggi sul cuore una nuova spilla aurea devozionale (l’antica era stata forse sottratta), che reca inciso il nome del nuovo Papa: Franciscus, a. I e l’invocazione: Succurre nos. L’icona mariana, che ispira tanta dolcezza materna, è riapparsa agli inizi del pontificato di Francesco, affidato in questo modo alla protezione della Vergine. Piace ricordare che questa fu la prima immagine in assoluto ad essere portata nelle strutture della nuova basilica, quando era ancora in cantiere e mancava la cupola.

Le origini più remote del dipinto murale risalgono al VII secolo, quando un mosaico di questa Madonna si trovava sopra l’altare di San Leone presso il transetto meridionale della vecchia basilica. Sette secoli dopo, intorno alla metà del Trecento, la Madonna “di San Leone” — come veniva in origine chiamata — venne decorata con nuovi ornamenti e con la figura in preghiera di Orso dell’Anguillara, senatore di Roma che incoronò in Campidoglio Francesco Petrarca nella Pasqua del 1341. Nella seconda metà del Quattrocento, l’antica e fatiscente icona venne sostituita con la copia in affresco che ancor’oggi ammiriamo. Due secoli dopo, nel 1543, durante le demolizioni della vecchia basilica per l’edificazione del nuovo San Pietro, l’affresco venne distaccato dal muro e trasferito presso l’altare dei Santi Processo e Martiniano, vicino alla statua in bronzo di San Pietro e sotto il quattrocentesco organo, sulla destra della navata centrale della basilica vecchia.

Il 12 febbraio 1578 la Madonna, che aveva avuto il titolo “del Soccorso”, venne portata con solenne processione dalla vecchia alla nuova basilica ancora in costruzione. Come una gemma preziosa fu incastonata sopra l’altare della Cappella Gregoriana in una raffinatissima cornice curvilinea di pregiata “fluorite” con iridescenti venature verdi e violette. Attorno a essa vennero collocati otto magnifici cherubini in bronzo dorato, opera di Sebastiano Torrigiani.

Continuando una forte e crescente devozione, nel 1647 si volle rinnovare l’ornamento attorno al sacro dipinto, sostituendo la precedente decorazione stellata con un nuovo rivestimento — ancora visibile — in tarsie di preziosi marmi policromi raffiguranti un grande vaso in alabastro fiorito ricolmo di rose e di lunghi steli di candidi gigli. Il frammento pittorico, ancora una volta rifilato sui lati, accolse l’integrazione pittorica del braccio sinistro del bambino Gesù con l’azzurro globo crociato.

Nel 2013 l’antica e venerata immagine della Madonna col bambino si è gradualmente rivelata agli occhi della restauratrice Lorenza D’Alessandro come una prodigiosa apparizione, rimuovendo — giorno dopo giorno e millimetro per millimetro — lo sporco e le ridipinture sovrapposte all’opera originaria che nel tempo l’avevano a tal punto alterata, nei suoi lineamenti e nei suoi valori cromatici, da rendere vano ogni tentativo di lettura critica. Il restauro ha quindi restituito alla nostra attenzione un’immagine prima “sconosciuta”, un affresco eseguito con grande perizia tecnica da un abilissimo artista, che, sulla base delle vicende storico-artistiche dell’antica basilica, realizzò il dipinto verosimilmente su commissione di papa Sisto IV (Francesco Della Rovere, 1471-1484), notoriamente devotissimo alla beata Vergine Maria. Lo stile dell’opera e la tecnica d’esecuzione confermano tale periodo e indirizzano la ricerca su un grande artista dai tratti umbro-toscani. Tuttavia nel desiderio di individuare una personalità artistica, va innanzitutto chiarito che non si trattò di una nuova immagine mariana, ma di una riproposizione dell’antica icona pur nello stile aggraziato del XV secolo: uno splendido affresco esemplato sulla precedente figura per conservarne i tratti iconografici e devozionali. Allo stato attuale degli studi e in via del tutto orientativa, suggestivi confronti possono avvicinare il dipinto della basilica alla produzione di alcuni artisti che lavorarono nella Cappella Sistina. Tra questi Pietro Vannucci detto il Perugino (1448-1523) è meritevole di particolare attenzione per il ruolo da lui svolto al servizio del Papa e per stringenti confronti stilistici e tecnici che richiamano indubitabili stilemi e forme in lui ricorrenti. Conferme potrebbero emergere da ulteriori ricerche d’archivio. Sant’Agostino suggerirebbe: «Noi cerchiamo nel desiderio di trovare e troviamo nel desiderio di cercare ancora» (De Trinitate, 9,1,1).

Il restauro di questa Madonna “piena di grazia” è stato realizzato dalla Fabbrica di San Pietro con il sostegno dell’ordine dei Cavalieri di Colombo, che ha provveduto anche alla pubblicazione di un libro in italiano e in inglese (La Madonna “del Soccorso” nella Basilica Vaticana, Roma 2016, tmb Stampa s.r.l.; a cura di P. Zander, pp. 187; 117 illustrazioni), per raccontare la straordinaria storia di questa sacra immagine, venerata per oltre tredici secoli nella Basilica Vaticana.

di Pietro Zander

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18 marzo 2019

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