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Con il cuore aperto

· Gesti di amicizia e riconciliazione durante il Ramadan in Medio oriente ·

I due fratelli Ajaybi, imprenditori copti ortodossi, hanno rinnovato la “tradizione” anche quest’anno: Ramzi a Luxor, e Mahareb a Hurgada, fanno preparare ogni sera per decine di amici e clienti l’iftar, il pasto serale con cui i musulmani “rompono” il digiuno osservato dall’alba al tramonto durante il Ramadan, il mese sacro dell’islam. Le giornate si concludono ritemprandosi in un clima conviviale, dopo le fatiche e i sacrifici del giorno. Le pietanze sono preparate da cuochi d’albergo, le tavolate si riempiono in fretta. Nella condivisione del pasto quotidiano si vive senza enfasi la convivenza tra egiziani cristiani e musulmani che altrove, in tante città e villaggi dell’Egitto, viene lacerata da tensioni e violenze settarie.

La scelta dei fratelli egiziani non è isolata né originale. In tutto il Medio oriente e anche in altri paesi asiatici o africani, la convivenza secolare tra cristiani e musulmani trova durante il Ramadan forme di espressione suggestive e nel contempo familiari. Gesti di attenzione e di gratuità disseminati nel ritmo della vita quotidiana.

La preparazione e la condivisione dell’iftar con i fratelli musulmani diventa spesso come un’occasione di incontri conviviali più o meno formali tra rappresentanti istituzionali di comunità e organizzazioni religiose. La sollecitudine tradizionale dei cristiani verso i concittadini musulmani alle prese con la fatica del tempo di digiuno viene ripresa e valorizzata anche da gruppi e soggetti ecclesiali più sensibili alle iniziative e alle dinamiche della convivenza e del dialogo interreligiosi. Ma al di là del galateo dei buoni rapporti interreligiosi, tale prassi attinge e rinvia anche all’humus di convivenza secolare tra comunità cristiane e membri dell’Umma islamica. Una consuetudine affidata anche alla familiarità che si percepisce in pratiche spirituali condivise, come quella del digiuno e della penitenza.

In Giordania, la “campagna per il Ramadan” viene programmata con cura dai volontari della Caritas locale, che distribuiscono pacchi alimentari e kit sanitari alle famiglie musulmane più in difficoltà. Durante il mese santo dell’islam, il Ristorante della Misericordia, la mensa per i poveri gestita dai volontari della Caritas ad Amman, cambia i suoi turni di lavoro e distribuisce pasti solo dopo il tramonto, per adattarsi alle esigenze degli avventori musulmani.

Le condivisioni dell’iftar e anche del digiuno tra cristiani e musulmani hanno assunto forme e significati particolari nelle aree e nei tempi stravolti dai conflitti degli ultimi anni. Ad Aleppo, nel 2016, mentre la città era ancora in zona di guerra, durante il Ramadan l’arcidiocesi siro ortodossa offriva ogni giorno i viveri per la prima colazione e per l’unico pasto serale alle famiglie musulmane più indigenti, nel quartiere di Sulaimaniyah. La distribuzione dei pasti preparati dai cristiani per le famiglie musulmane avveniva presso la cattedrale siro ortodossa, dedicata a Sant’Efrem il Siro.

Sempre durante il Ramadan del 2016, nell’Iraq ancora in buona parte occupato dalle milizie jihadiste del sedicente Stato islamico (Daesh), il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël i Sako chiese ai cristiani iracheni di unirsi per un giorno al digiuno osservato dai loro concittadini musulmani. La proposta voleva esprimere con un gesto concreto la solidarietà verso i musulmani, e l’attesa orante del ritorno della pace e della stabilità per l’intera regione mediorientale. Alcuni siti web legati alle comunità irachene in diaspora criticarono quell’iniziativa, e il patriarca Sako rispose alle critiche ribadendo che aveva solo proposto a tutti i cristiani un gesto cristiano: «Da cristiani — spiegò il primate della Chiesa caldea in un’intervista all’agenzia Fides — confidiamo che il digiuno e la preghiera, condivisi anche con gli altri, possano fare miracoli, mentre le armi e gli interventi militari ammazzano soltanto». Il patriarcato di Babilonia dei Caldei ricordò che le pratiche del digiuno, della preghiera e della penitenza sono gli strumenti ordinari con cui, fin dai tempi apostolici, le Chiese d’Oriente rivolgono al Signore le proprie suppliche, anche davanti alle situazioni di sofferenza e di guerra. Quindi, il suggerimento a digiunare insieme ai musulmani non poteva essere distorto e presentato come una chiamata «ai cristiani a convertirsi all’islam o ai musulmani a convertirsi al cristianesimo». Nel 2018, a Mosul e nei villaggi della Piana di Ninive, proprio le cene consumate insieme da musulmani e cristiani durante il Ramadan hanno assunto in alcuni casi il valore di gesti di riconciliazione, per provare a superare lo strascico di diffidenze e risentimenti disseminati tra le diverse comunità religiose dopo i lunghi anni di occupazione jihadista.

di Gianni Valente

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20 settembre 2019

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