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Con i ragazzi
del tempo nuovo

· ​L’ultima udienza di Paolo VI all’Azione cattolica ·

Nel 1969 l’Azione cattolica italiana aveva concluso il cammino di revisione degli statuti e si era giunti alla stesura e alla approvazione finale. Non era un atto formale ma frutto di una profonda riflessione alla luce della ecclesiologia scaturita dal concilio. Papa Paolo VI, che aveva seguito e seguiva il lavoro della “grande famiglia” dell’Azione cattolica, prese atto di quanto avveniva, seguì la fatica del cambiamento e incoraggiò gli allora dirigenti a continuare a essere, da laici, parte di una Chiesa, missionaria nel nostro paese.

È di quegli anni il mio ministero tra gli educatori e i ragazzi della diocesi di Lucca. Il mondo dei ragazzi “girava” ancora intorno alla parrocchia, vuoi per la celebrazione dei sacramenti, per trascorrere il tempo libero e vuoi anche per la loro disponibilità e bassa problematicità di fronte ai tempi in cambiamento.

Non fu difficile aggregare, operare per la formazione di educatori della fede, costituire gruppi associativi con progetti e programmi innovativi. A ciò si aggiunse l’apporto di sacerdoti desiderosi di entrare in una mentalità nuova circa la catechesi, l’associazionismo, il protagonismo del ragazzo e la forza testimoniale del gruppo. Mi fu chiesto, nel 1976, di interrompere il servizio diocesano per assumere l’impegno di assistente centrale dell’Azione cattolica ragazzi (Acr). Ciò comportò il trasferimento a Roma, l’inserimento nel collegio degli assistenti e l’apporto specifico per il servizio dei ragazzi da 6 a 14 anni appartenenti all’Acr e presenti come tali in quasi tutte le diocesi italiane. In occasione del Natale l’associazione porgeva gli auguri natalizi al Papa, attraverso i ragazzi. Un piccolo gruppo rappresentativo di tutte le associazioni presenti in Italia. Ho avuto la ventura di accompagnare, insieme ai dirigenti, questi “eletti” da Papa Paolo VI per due anni: 1976 e 1977. La maestosità degli ambienti diventava insignificante a confronto con l’emozione di trovarci accolti dal Papa. Tutto si svolgeva con una solennità “semplice”, perché semplice era Paolo vi quando stringendo le mani a ciascuno, ascoltava il nome e la provenienza; quando con trasporto, incoraggiava il ragazzo o la ragazza che, emozionatissimi/e leggevano un po’ a stento l’indirizzo di saluto; quando prendendo dal segretario il discorso preparato ma non usato, si rivolgeva con semplici parole ai presenti guardandoli con dolcezza. Poi i doni accompagnati da un sorriso non di occasione ma che esprimeva ammirazione, contemplazione dei volti che con i minuti si erano rasserenati e che ora erano quasi impazienti di ricevere “il ricordo” del Papa. E a noi, accompagnatori, il «grazie» ripetuto più volte mentre stringeva le mani di ciascuno augurando di lavorare con sapienza e sussurrando parole di stima per l’Azione cattolica e saluti per le Chiese di provenienza.

di Antonio Tigli

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25 agosto 2019

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