Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Con i poveri e con i giovani

Incontrando i trentamila ragazzi venuti dall’Argentina, un appuntamento inizialmente non previsto nel programma, e con la festa di accoglienza a Copacabana, molto calorosa nonostante il freddo, Papa Francesco ha fatto entrare nel vivo la giornata mondiale della gioventù iniziata in una Rio de Janeiro grigia e piovosa, ma dove poi si è affacciato il sole. Poche ore prima il Pontefice aveva incontrato la piccola comunità di Varginha nel cuore di una delle tante favelas della metropoli brasiliana, esempio concreto di quelle periferie materiali ed esistenziali che da decenni sono al cuore della sua attenzione e delle sue cure di prete e di vescovo.

Poveri e giovani, dunque, ma non isolati quasi fossero categorie da classificare o da trattare asetticamente, bensì da considerare e soprattutto da incontrare nel tessuto sociale. Il Papa l’aveva già spiegato parlando ai giornalisti sull’aereo in volo per il Brasile e lo ha ripetuto alle migliaia di argentini che hanno affollato la cattedrale di Rio e riempito il piazzale antistante: il rischio, per tutti, è l’esclusione. La crisi mondiale ha infatti messo a nudo i rischi intollerabili rappresentati dalla mancanza di lavoro, derivante dalla ricerca esasperata e assoluta di un profitto economico che vuole prescindere da qualsiasi controllo, idolo nuovo e tremendo.

Ecco allora la marginalizzazione di intere generazioni. Di giovani, che pure rappresentano il futuro, ma anche degli anziani, anch’essi emarginati e messi a tacere al punto da far pensare a una eutanasia nascosta, ha detto il vescovo di Roma parlando a braccio ai suoi connazionali, ma rivolgendosi a tutti, come sempre con straordinaria efficacia. Così il Pontefice ha chiesto di reagire a questa situazione in nome del Vangelo, a costo di creare problemi come conseguenza auspicata della giornata di Rio: espero lío ha infatti letteralmente esordito, ripetendo un concetto sacrosanto e più volte ripetuto in questi mesi. Perché tutta la Chiesa esca da se stessa e abbandoni un’autoreferenzialità sempre più sterile, per mettersi in gioco in un’azione radicata nella preghiera e nella contemplazione.

Gesti e parole si erano appena intrecciati nella commovente visita a Varginha, che ha richiamato alla memoria quella di Paolo VI nel quartiere di Tondo, alla periferia di Manila, tante altre durante i viaggi di Giovanni Paolo II e la sollecitudine di Benedetto XVI proprio in Brasile o durante il viaggio in Benin. Nel piccolo quartiere di povere case il Papa si è commosso nel benedire l’altare di legno della parrocchia, come un parente in visita ha preso in braccio due bimbi per farsi fotografare in una minuscola stanza e ha pregato con i fedeli evangelici che gli hanno chiesto con devozione di toccare rosari e bottigliette d’acqua.

Papa Francesco, vescovo di quella Chiesa che dai tempi più antichi presiede nella carità la comunione cattolica, ha voluto così mostrare il volto più autentico della fede cristiana, quello della misericordia, in questo lungo commovente prologo alla giornata mondiale della gioventù. Che ha accolto nella sera umida e fredda ricordando con affetto il suo predecessore e chiedendo per Benedetto XVI — «in questo momento ci sta guardando» in televisione, ha detto — un applauso. E lui stesso ha iniziato a battere le mani, subito seguito dal milione di giovani presenti a Copacabana.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE