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Con gli occhi di un bambino

· Il cardinale Turkson all’Unicef parla della «Laudato si’» ·

La Laudato si’? È un enciclica da leggere con gli occhi di un bambino. E non solo per il linguaggio semplice, concreto, molto spesso immediato utilizzato da Papa Francesco, ma perché in essa si parla di futuro, futuro dell’umanità e del pianeta che è la sua casa. 

Un’enciclica caratterizzata dal senso di un’intima connessione tra le generazioni e dalla convinzione che il male lasciato in eredità al mondo di domani ha già conseguenze immediate per chi vive oggi senza rendersi conto della gravità della crisi ambientale e sociale.

È stato un discorso che ha unito realismo e utopia, concretezza e speranza, quello fatto nel pomeriggio di martedì 30 giugno a New York, alla Unicef House, dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace.

Partendo da alcune idee fondamentali che sono alla base dell’enciclica — l’umanità non è separata dall’ambiente in cui vive; i cambiamenti climatici sono innegabili e aggravati dalle attività umane; due tra i più gravi errori dell’uomo sono la cultura dello scarto e l’ingenua fiducia di poter risolvere tutto con la tecnologia e l’economia; l’importanza di comprendere la natura etica di una crisi che richiede anche il recupero della dimensione spirituale — il porporato ha proposto una lettura della Laudato si’ incardinata su una questione chiave: «Quale mondo lasciamo in eredità alle generazioni future?».

E questa lettura, ha detto il cardinale, è opportuno farla proprio con gli occhi dei bambini che, per loro natura, riescono più facilmente a cogliere l’intima connessione che c’è fra le cose, fra l’umanità e la natura. Fondamentale è il concetto di «avere cura»: cura di se stessi, dei propri figli, della «nostra casa comune». È l’«ecologia integrale» che fa da filo conduttore dell’intera enciclica di Francesco.

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16 settembre 2019

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