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Con gli occhi bene aperti

· Montini e i giovani ·

Il 3 marzo 1965, mercoledì delle Ceneri, dopo aver officiato i tradizionali riti per l’inizio del periodo quaresimale nella basilica di Santa Sabina, Paolo VI visitò l’Istituto scolastico Pio IX, gestito sull’Aventino dai Fratelli delle Scuole Cristiane. In quell’occasione, il Papa tenne a insegnanti e allievi delle scuole elementari e medie e dei corsi per periti chimici e meccanici lì ospitati un breve discorso, informale e improvvisato.

Giovanni Battista Montini all’Istituto Pio ix il 3 marzo 1965

Non era la prima volta che Giovanni Battista Montini varcava la porta d’ingresso dell’Istituto. Tra il 1928 e il 1932, aveva frequentato con continuità quelle mura perché, quando era assistente ecclesiastico nazionale della Fuci, aveva celebrato messa nella cappella interna e aveva raccolto le confessioni degli studenti, partecipando quindi attivamente alla vita della comunità. Del resto, in quel periodo Montini, come egli stesso ricorda affettuosamente nel suo discorso, abitava in un appartamento a due passi dalla sede dell’Istituto, in via delle Terme Deciane. A cinquant’anni da quella storica visita, nel 2015 è stata organizzata a Roma una giornata di studi dedicata al contributo fornito da Montini alla modernizzazione dell’educazione cattolica, di cui ora vengono pubblicati gli atti a cura di Patrizia Moretti, che da anni si occupa della figura montiniana e del rapporto tra pastorale e pedagogia.
Il volume «Se avete gli occhi aperti, avete anche il cuore aperto?» Paolo VI ai giovani ( Roma, Studium, 2016, pagine 116, euro 12,50) introdotto dall’attuale direttore dell’Istituto Pio IX Gabriele Di Giovanni, raccoglie i saggi della curatrice, di Angelo Maffeis, presidente dell’Istituto Paolo VI di Brescia, e di Philippe Chenaux, docente di Storia della Chiesa alla Pontificia Università Lateranense. È arricchito, inoltre, dalle testimonianze di chi ha vissuto in prima persona quel giorno e da una appendice di fonti che documentano la visita. Il vero cuore del libro è però rappresentato dalla trascrizione del discorso papale, che viene pubblicato per la prima volta integralmente.
Il discorso può essere diviso idealmente in tre parti. Nella prima, il Papa si rivolge ai Fratelli delle Scuole Cristiane, compiacendosi dell’efficienza dell’Istituto e della sua «modernità» ed esortandoli affinché perseverino nella loro azione di guida ed esempio per le giovani generazioni. È questo un impegno al quale si dedicano con sacrificio e dedizione ammirevoli: sono stati pronti ad abbandonare tutto — la famiglia, gli affetti, persino il proprio nome di battesimo — e a caricarsi sulle spalle un fardello tanto gratificante quanto gravoso. Nella seconda parte, il Papa passa ad occuparsi delle famiglie degli allievi presenti, invitando i genitori ad affidare con fiducia i propri figli nelle «mani esperte, buone, disinteressate e pure» dei Fratelli, a chiedere loro consiglio senza timore sulla migliore direzione da prendere e a coordinare il più possibile il proprio impegno educativo con quello perseguito nell’Istituto, auspicando così una collaborazione non solo formale ma fattiva tra famiglia e scuola. La parte più densa e toccante del discorso è l’ultima, quella dedicata direttamente ai ragazzi. Qui Paolo VI non indulge nella retorica e non usa giri di parole, ma va dritto al punto. Invita anzitutto i giovani a tenere gli occhi aperti e a non fare come coloro che vivono ignari di ciò che gli accade intorno, che non hanno nessuna idea dei problemi del mondo moderno e che si trascinano senza sogni e senza desideri. Gli occhi vanno tenuti bene aperti prima di tutto sui libri e sulle lezioni, per trarre il massimo profitto dagli insegnamenti di coloro che ci hanno preceduto. La vita, infatti, è così breve e preziosa — dice Montini — che non ci si può permettere di perdere il proprio tempo alla vana ricerca dell’effimero, lasciandosi sfuggire l’essenziale. Gli occhi vanno poi rivolti all’Istituto nel quale si è ospitati, per capire fino in fondo da quanto amore si è circondati e con quanto spirito di servizio si è accolti ogni giorno. Lo sguardo, infine, deve posarsi sulla realtà circostante, senza rimanere attaccato alla superficie delle cose, ma scendendo in profondità. Non si può comprendere appieno la natura se ci si limita a pensare che essa sia un insieme di fenomeni fisici e chimici regolati da leggi «bellissime» e al tempo stesso «complicatissime», che devono essere semplicemente interpretate dall’uomo. Questo è un compito senza dubbio necessario, ma comunque non sufficiente: da futuri scienziati, non basta «servire la materia», si deve saper «indovinare lo spirito». Bisogna cioè saper guardare oltre la finitezza del mondo e l’affermazione del dominio tecnico dell’uomo per cogliere quell’armonia nascosta che lega la natura allo spirito, aprendosi all’infinito e al mistero di Dio. Solo così si potrà diventare consapevoli della propria vocazione e rendere un servizio utile alla società. In conclusione, il Papa invita gli studenti a tenere la propria anima «insonne», costantemente orientata verso le realtà superiori per poter esclamare finalmente: «Ecco questa è la vita vera! La vita cristiana!».
Riletto a distanza di mezzo secolo, il discorso di Paolo VI si rivela in tutta la sua attualità, soprattutto in quell’esortazione rivolta alle famiglie e agli insegnanti affinché collaborino tra loro e ai ragazzi perché non si lascino irretire dal materialismo imperante e non accettino in modo acritico la realtà, ma si impegnino attivamente per trasformarla, cercando di realizzare i loro progetti e i loro desideri, sempre sotto il segno di Cristo. Proprio in questa sua attenzione alle nuove generazioni, verso le quali Paolo VI aveva sempre profuso il suo impegno sacerdotale, il discorso può essere letto come una bozza preparatoria del messaggio indirizzato ai giovani qualche mese dopo, l’8 dicembre 1965, al termine dei lavori del concilio Vaticano II: «Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate di dar libero corso agli istinti della violenza e dell’odio, che generano le guerre e il loro triste corteo di miserie. Siate: generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!». 


di Giovanni Cerro

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25 agosto 2019

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