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Con decisione sulla via della pace

· Benedetto XVI denuncia la strategia di violenze contro i cristiani ·

«Un vile gesto di morte». È duro e senza mezzi termini il giudizio di Benedetto XVI sul grave attentato contro la comunità copta ortodossa di Alessandria d'Egitto, ultimo episodio, in ordine di tempo, di quella che il Papa ha definito «una strategia di violenze che ha di mira i cristiani», ma che ha gravi conseguenze «su tutta la popolazione». E in questo quadro drammatico il Pontefice, parlando all'Angelus di domenica 2 gennaio, ha inserito anche chi «mette bombe vicino alle case dei cristiani in Iraq, per costringerli ad andarsene». Già nella messa per la giornata mondiale della pace, celebrata il 1°gennaio — e preceduta dai vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio — Benedetto XVI aveva fatto cenno ai gravi attentati contro la libertà religiosa. Aveva però esortato gli uomini a non rassegnarsi «alla forza negativa dell'egoismo e della violenza» e a non abituarsi ai conflitti. Al contrario, l'umanità deve incamminarsi «con decisione sulla via della pace». Da qui l'«invito a non cedere allo sconforto e alla rassegnazione» e «a pregare affinché giungano a buon fine gli sforzi intrapresi per costruire la pace». Compito difficile, per il quale — ha spiegato — «non bastano le parole» ma occorre un impegno concreto e costante. Da parte sua Benedetto XVI ha annunciato che il prossimo mese di ottobre si recherà in pellegrinaggio ad Assisi, nel XXV dell'incontro promosso da Giovanni Paolo II. Inviterà «i fratelli cristiani delle diverse confessioni» ed «esponenti delle tradizioni religiose», per ribadire che «le religioni sono fattore di unità e di pace».

Il mondo ha bisogno di Dio per trovare la forza necessaria di opporsi all'egoismo e alla violenza e ritrovare la via della pace. Lo ha detto il Papa durante la messa celebrata sabato 1° gennaio 2011 nella basilica di San Pietro, in occasione della Giornata mondiale della pace. L'umanità, ha raccomandato Benedetto XVI, non deve abituarsi ai conflitti.

Cari fratelli e sorelle!

Ancora avvolti dal clima spirituale del Natale, nel quale abbiamo contemplato il mistero della nascita di Cristo, oggi celebriamo con i medesimi sentimenti la Vergine Maria, che la Chiesa venera quale Madre di Dio, in quanto ha dato carne al Figlio dell'eterno Padre. Le letture bibliche di questa solennità pongono l'accento principalmente sul Figlio di Dio fatto uomo e sul «nome» del Signore. La prima lettura ci presenta la solenne benedizione che i sacerdoti pronunciavano sugli Israeliti nelle grandi feste religiose: essa è scandita appunto dal nome del Signore, ripetuto per tre volte, come ad esprimere la pienezza e la forza che da tale invocazione deriva. Questo testo di benedizione liturgica, infatti, evoca la ricchezza di grazia e di pace che Dio dona all'uomo, con una benevola disposizione nei suoi confronti, e che si manifesta con il «risplendere» del volto divino e il «rivolgerlo» verso di noi.

La Chiesa riascolta oggi queste parole, mentre chiede al Signore di benedire il nuovo anno appena iniziato, nella consapevolezza che, dinanzi ai tragici eventi che segnano la storia, dinanzi alle logiche di guerra che purtroppo non sono ancora del tutto superate, solo Dio può toccare l'animo umano nel profondo e assicurare speranza e pace all'umanità. È ormai consolidata tradizione, infatti, che il primo giorno dell'anno la Chiesa, sparsa in tutto il mondo, elevi una corale preghiera per invocare la pace. È bene iniziare un nuovo tratto di cammino ponendosi con decisione sulla via della pace. Oggi, vogliamo raccogliere il grido di tanti uomini, donne, bambini e anziani vittime della guerra, che è il volto più orrendo e violento della storia. Noi oggi preghiamo affinché la pace, che gli angeli hanno annunciato ai pastori la notte di Natale, possa giungere ovunque: « super terram pax in hominibus bonae voluntatis » ( Lc 2, 14). Per questo, specialmente con la nostra preghiera, vogliamo aiutare ogni uomo e ogni popolo, in particolare quanti hanno responsabilità di governo, a camminare in modo sempre più deciso sulla via della pace.

Nella seconda lettura, san Paolo riassume nell'adozione filiale l'opera di salvezza compiuta da Cristo, nella quale è come incastonata la figura di Maria. Grazie a lei il Figlio di Dio, «nato da donna» ( Gal 4, 4), ha potuto venire nel mondo come vero uomo, nella pienezza del tempo. Tale compimento, tale pienezza, riguarda il passato e le attese messianiche, che si realizzano, ma, al tempo stesso, si riferisce anche alla pienezza in senso assoluto: nel verbo fatto carne, Dio ha detto la sua Parola ultima e definitiva. Sulla soglia di un nuovo anno, risuona così l'invito a camminare con gioia verso la luce del «sole che sorge dall'alto» ( Lc 1, 78), poiché nella prospettiva cristiana, tutto il tempo è abitato da Dio, non c'è futuro che non sia in direzione di Cristo e non esiste pienezza al di fuori di quella di Cristo.

Il brano del Vangelo di oggi termina con l'imposizione del nome di Gesù, mentre Maria partecipa in silenzio, meditando nel cuore, al mistero di questo suo Figlio, che in modo del tutto singolare è dono di Dio. Ma la pericope evangelica che abbiamo ascoltato mette in particolare evidenza i pastori, che se ne tornarono «glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto» ( Lc 2, 20). L'angelo aveva annunciato loro che nella città di Davide, cioè Betlemme, era nato il Salvatore e che avrebbero trovato il segno : un bambino avvolto in fasce dentro una mangiatoia (cfr. Lc 2, 11-12). Partiti in fretta, essi avevano trovato Maria e Giuseppe e il Bambino. Notiamo come l'Evangelista parli della maternità di Maria a partire dal Figlio, da quel «bambino avvolto in fasce», perché è Lui — il Verbo di Dio ( Gv 1, 14) — il punto di riferimento, il centro dell'evento che si sta compiendo ed è Lui a far sì che la maternità di Maria sia qualificata come «divina».

Questa attenzione prevalente che le letture odierne dedicano al «Figlio», a Gesù, non riduce il ruolo della Madre, anzi, la colloca nella giusta prospettiva: Maria, infatti, è vera Madre di Dio proprio in virtù della sua totale relazione a Cristo. Pertanto, glorificando il Figlio si onora la Madre e onorando la Madre si glorifica il Figlio. Il titolo di «Madre di Dio», che oggi la liturgia pone in risalto, sottolinea la missione unica della Vergine Santa nella storia della salvezza: missione che sta alla base del culto e della devozione che il popolo cristiano le riserva. Maria infatti non ha ricevuto il dono di Dio solo per se stessa, ma per recarlo nel mondo: nella sua verginità feconda, Dio ha donato agli uomini i beni della salvezza eterna (cfr. Colletta ). E Maria offre continuamente la sua mediazione al Popolo di Dio peregrinante nella storia verso l'eternità, come un tempo la offrì ai pastori di Betlemme. Ella, che ha dato la vita terrena al Figlio di Dio, continua a donare agli uomini la vita divina, che è Gesù stesso e il suo Santo Spirito. Per questo viene considerata madre di ogni uomo che nasce alla Grazia e insieme è invocata come Madre della Chiesa.

È nel nome di Maria, madre di Dio e degli uomini, che dal 1° gennaio 1968 si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Pace. La pace è dono di Dio, come abbiamo ascoltato nella prima lettura: «Il Signore ... ti conceda pace» ( Nm 6, 26). Essa è il dono messianico per eccellenza, il primo frutto della carità che Gesù ci ha donato, è la nostra riconciliazione e pacificazione con Dio. La pace è anche un valore umano da realizzare sul piano sociale e politico, ma affonda le sue radici nel mistero di Cristo (cfr. Conc. Vat. ii, Cost. Gaudium et spes , 77-90). In questa solenne celebrazione, in occasione della quarantaquattresima Giornata Mondiale della Pace, sono lieto di rivolgere il mio deferente saluto agli illustri Signori Ambasciatori presso la Santa Sede, con i migliori voti augurali per la loro missione. Un cordiale e fraterno saluto va, poi, al mio Segretario di Stato ed agli altri Responsabili dei Dicasteri della Curia Romana, con un particolare pensiero per il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e i suoi collaboratori. Desidero manifestare loro viva riconoscenza per il quotidiano impegno a favore di una pacifica convivenza tra i popoli e della formazione sempre più solida di una coscienza di pace nella Chiesa e nel mondo. In questa prospettiva, la comunità ecclesiale è sempre più impegnata ad operare, secondo le indicazioni del Magistero, per offrire un sicuro patrimonio spirituale di valori e di principi nella continua ricerca della pace.

L'ho voluto ricordare nel mio Messaggio per l'odierna Giornata, dal titolo «Libertà religiosa, via per la pace»: «Il mondo ha bisogno di Dio. Ha bisogno di valori etici e spirituali, universali e condivisi, e la religione può offrire un contributo prezioso nella loro ricerca, per la costruzione di un ordine sociale e internazionale giusto e pacifico» (n. 15). Ho sottolineato, pertanto, che «la libertà religiosa è elemento imprescindibile di uno Stato di diritto; non la si può negare senza intaccare nel contempo tutti i diritti e le libertà fondamentali, essendone sintesi e vertice» (n. 5).

L'umanità non può mostrarsi rassegnata alla forza negativa dell'egoismo e della violenza; non deve fare l'abitudine a conflitti che provocano vittime e mettono a rischio il futuro dei popoli. Di fronte alle minacciose tensioni del momento, di fronte specialmente alle discriminazioni, ai soprusi e alle intolleranze religiose, che oggi colpiscono in modo particolare i cristiani (cfr. ibid. , 1), ancora una volta rivolgo il pressante invito a non cedere allo sconforto e alla rassegnazione. Esorto tutti a pregare affinché giungano a buon fine gli sforzi intrapresi da più parti per promuovere e costruire la pace nel mondo. Per questo difficile compito non bastano le parole, occorre l'impegno concreto e costante dei responsabili delle Nazioni, ma è necessario soprattutto che ogni persona sia animata dall'autentico spirito di pace, da implorare sempre nuovamente nella preghiera e da vivere nelle relazioni quotidiane, in ogni ambiente.

In questa celebrazione eucaristica abbiamo davanti agli occhi, per la nostra venerazione, l'immagine della Madonna del Sacro Monte di Viggiano, così cara alle genti della Basilicata. La Vergine Maria ci dona il suo Figlio, ci mostra il volto del suo Figlio, Principe della Pace: sia lei ad aiutarci a rimanere nella luce di questo volto, che brilla su di noi (cfr. Nm 6, 25), per riscoprire tutta la tenerezza di Dio Padre; sia lei a sostenerci nell'invocare lo Spirito Santo, perché rinnovi la faccia della terra e trasformi i cuori, sciogliendo la loro durezza davanti alla bontà disarmante del Bambino, che è nato per noi. La Madre di Dio ci accompagni in questo nuovo anno; ottenga per noi e per il mondo intero il desiderato dono della pace. Amen.

Il «grave attentato contro la comunità cristiana copta compiuto ad Alessandria d'Egitto» è un «vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene». Lo ha detto il Papa al termine dell'Angelus del 2 gennaio, recitato con i fedeli presenti in piazza San Pietro nella prima domenica del nuovo anno. In precedenza Benedetto XVI aveva salutato i fedeli riuniti a Madrid per una manifestazione in difesa del matrimonio e della famiglia.

Cari fratelli e sorelle!

Rinnovo a tutti i miei auguri per il nuovo anno e ringrazio quanti mi hanno inviato messaggi di spirituale vicinanza. La liturgia di questa domenica ripropone il Prologo del Vangelo di san Giovanni, proclamato solennemente nel giorno di Natale. Questo mirabile testo esprime, nella forma di un inno, il mistero dell'Incarnazione, predicato dai testimoni oculari, gli Apostoli, in particolare da Giovanni, la cui festa, non a caso, si celebra il 27 dicembre. Afferma san Cromazio di Aquileia che «Giovanni era il più giovane di tutti i discepoli del Signore; il più giovane per età, ma già anziano per la fede» ( Sermo II, 1 De Sancto Iohanne Evangelista , ccl 9a, 101). Quando leggiamo: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» ( Gv 1, 1), l'Evangelista — paragonato tradizionalmente ad un'aquila — si eleva al di sopra della storia umana scrutando le profondità di Dio; ma ben presto, seguendo il suo Maestro, ritorna alla dimensione terrena dicendo: «E il Verbo si fece carne» ( Gv 1, 14). Il Verbo è «una realtà vivente: un Dio che... si comunica facendosi Egli stesso Uomo» (J. Ratzinger, Teologia della liturgia , lev 2010, 618). Infatti, attesta Giovanni, «venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria» ( Gv 1, 14). «Egli si è abbassato ad assumere l'umiltà della nostra condizione — commenta san Leone Magno — senza che ne fosse diminuita la sua maestà» ( Tractatus XXI, 2, ccl 138, 86-87). Leggiamo ancora nel Prologo: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia» ( Gv 1, 16). «Qual è la prima grazia che abbiamo ricevuto?» — si chiede sant'Agostino e risponde — «È la fede». La seconda grazia, subito aggiunge, è «la vita eterna» ( Tractatus in Ioh . III, 8.9, ccl 36, 24.25).

Ora mi rivolgo in lingua spagnola alle migliaia di famiglie radunate a Madrid per una grande manifestazione.

Saluto con affetto i numerosi Pastori e i fedeli riuniti in Plaza de Colón a Madrid per celebrare con gioia il valore del matrimonio e della famiglia con il motto: «La famiglia cristiana, speranza per l'Europa». Cari fratelli, vi invito a essere forti nell'amore e a contemplare con umiltà il Mistero della Natività, che continua a parlare al cuore e si trasforma in una scuola di vita familiare e fraterna. Lo sguardo materno della Vergine Maria, l'amorevole protezione di san Giuseppe e la dolce presenza del Bambino Gesù sono un'immagine nitida di quello che deve essere ogni famiglia cristiana, autentico santuario di fedeltà, di rispetto e di comprensione, dove si trasmette anche la fede, si rafforza la speranza e s'infiamma la carità. Incoraggio tutti a vivere con rinnovato entusiasmo la vocazione cristiana nella famiglia, come autentici servitori dell'amore che accoglie, accompagna e difende la vita. Fate della vostra casa un vero semenzaio di virtù e uno spazio sereno e luminoso di fiducia, nel quale, guidati dalla grazia di Dio, si possa saggiamente discernere la chiamata del Signore, che continua a invitare a seguirlo. Con questi sentimenti, affido con fervore alla Santa Famiglia di Nazareth i propositi e i frutti di questo incontro, affinché siano sempre di più le famiglie nelle quali regnano la gioia, il donarsi reciprocamente e la generosità. Che Dio vi benedica sempre!

Alla Vergine Maria, che il Signore ha affidato come Madre al «discepolo che Egli amava», chiediamo la forza di comportarci come figli «generati da Dio» (cfr. Gv 1, 13), accogliendoci gli uni gli altri e manifestando così l'amore fraterno.

Al termine della preghiera mariana il Papa ha pronunciato l'appello contro le violenze in Egitto e in Iraq, quindi ha ricordato i numerosi operatori pastorali uccisi nel 2010 in varie parti del mondo e salutato i gruppi presenti in piazza San Pietro.

Ieri mattina abbiamo appreso con dolore la notizia del grave attentato contro la comunità cristiana copta compiuto ad Alessandria d'Egitto. Questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene, offende Dio e l'umanità intera, che proprio ieri ha pregato per la pace e ha iniziato con speranza un nuovo anno. Davanti a questa strategia di violenze che ha di mira i cristiani, e ha conseguenze su tutta la popolazione, prego per le vittime e i familiari, e incoraggio le comunità ecclesiali a perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza che ci viene dal Vangelo. Penso anche ai numerosi operatori pastorali uccisi nel 2010 in varie parti del mondo: ad essi va ugualmente il nostro affettuoso ricordo davanti al Signore. Rimaniamo uniti in Cristo, nostra speranza e nostra pace!

La libertà religiosa è la via privilegiata per costruire la pace. Facendo eco al tema del messaggio per la giornata mondiale della pace 2011, Benedetto XVI — nell'incontro con i fedeli raccolti in piazza San Pietro sabato 1 ° gennaio per recitare l'Angelus — ha invitato ad abbandonare atteggiamenti che confinano la religione nella sfera privata, così come ogni tipo di fondamentalismo.

Cari fratelli e sorelle!

In questo primo Angelus del 2011, rivolgo a tutti il mio augurio di pace e di bene affidandolo all'intercessione di Maria Santissima, che oggi celebriamo quale Madre di Dio. All'inizio di un nuovo anno, il Popolo cristiano si raduna spiritualmente dinanzi alla grotta di Betlemme, dove la Vergine Maria ha dato alla luce Gesù. Chiediamo alla Madre la benedizione, e lei ci benedice mostrandoci il Figlio: infatti, Lui in persona è la Benedizione. Donandoci Gesù, Dio ci ha donato tutto: il suo amore, la sua vita, la luce della verità, il perdono dei peccati; ci ha donato la pace. Sì, Gesù Cristo è la nostra pace (cfr. Ef 2, 14). Egli ha portato nel mondo il seme dell'amore e della pace, più forte del seme dell'odio e della violenza; più forte perché il Nome di Gesù è superiore ad ogni altro nome, contiene tutta la signoria di Dio, come aveva annunciato il profeta Michea: «E tu, Betlemme,... da te uscirà per me colui che dev'essere il dominatore... Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio... Egli stesso sarà la pace!» (5, 1-4).

Per questo, dinanzi all'icona della Vergine Madre, la Chiesa in questo giorno invoca da Dio, per mezzo di Gesù Cristo, il dono della pace: è la Giornata Mondiale della Pace, occasione propizia per riflettere insieme sulle grandi sfide che la nostra epoca pone all'umanità. Una di queste, drammaticamente urgente ai nostri giorni, è quella della libertà religiosa; perciò, quest'anno ho voluto dedicare il mio Messaggio a questo tema: « Libertà religiosa, via per la pace ». Assistiamo oggi a due tendenze opposte, due estremi entrambi negativi: da una parte il laicismo, che, in modo spesso subdolo, emargina la religione per confinarla nella sfera privata; dall'altra il fondamentalismo, che invece vorrebbe imporla a tutti con la forza. In realtà, «Dio chiama a sé l'umanità con un disegno di amore che, mentre coinvolge tutta la persona nella sua dimensione naturale e spirituale, richiede di corrispondervi in termini di libertà e di responsabilità, con tutto il cuore e con tutto il proprio essere, individuale e comunitario» ( Messaggio , 8). Là dove si riconosce effettivamente la libertà religiosa, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice e, attraverso una sincera ricerca del vero e del bene, si consolida la coscienza morale e si rafforzano le stesse istituzioni e la convivenza civile (cfr. ibid. 5). Per questo la libertà religiosa è via privilegiata per costruire la pace.

Cari amici, rivolgiamo di nuovo lo sguardo a Gesù, tra le braccia di Maria, sua Madre. Guardando Lui, che è il «Principe della pace» ( Is 9, 5), noi comprendiamo che la pace non si raggiunge con le armi, né con il potere economico, politico, culturale e mediatico. La pace è opera di coscienze che si aprono alla verità e all'amore. Ci aiuti Dio a progredire su questa strada nel nuovo anno che ci dona di vivere.

Infine il Papa ha annunciato il pellegrinaggio che compirà ad Assisi nel mese di ottobre e ha salutato nelle varie lingue i fedeli presenti.

Cari fratelli e sorelle, nel Messaggio per l'odierna Giornata della Pace ho avuto modo di sottolineare come le grandi religioni possano costituire un importante fattore di unità e di pace per la famiglia umana, ed ho ricordato, a tale proposito, che in questo anno 2011 ricorrerà il 25° anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace che il Venerabile Giovanni Paolo II convocò ad Assisi nel 1986. Per questo, nel prossimo mese di ottobre, mi recherò pellegrino nella città di san Francesco, invitando ad unirsi a questo cammino i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà, allo scopo di fare memoria di quel gesto storico voluto dal mio Predecessore e di rinnovare solennemente l'impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace. Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio. Vi invito ad accompagnare sin d'ora con la vostra preghiera questa iniziativa.

In questo contesto desidero salutare e incoraggiare quanti, da ieri sera e durante la giornata di oggi, in tutta la Chiesa pregano per la pace e per la libertà religiosa. In Italia, la tradizionale marcia promossa da Cei, Pax Christi e Caritas ha avuto luogo ad Ancona, città che ospiterà nel settembre prossimo il Congresso Eucaristico Nazionale. Qui a Roma, e in altre città del mondo, la Comunità di Sant'Egidio ha riproposto l'iniziativa «Pace in tutte le terre»: saluto di cuore quanti vi hanno preso parte. Saluto anche gli aderenti al Movimento dell'Amore Familiare, che stanotte hanno vegliato in Piazza San Pietro e nella diocesi de L'Aquila pregando per la pace nelle famiglie e tra le nazioni.

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14 ottobre 2019

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