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Comunisti, ma come Peppone

· Tradotto in russo il diario di don Galasso Andreoli ·

Come sacerdote nato e cresciuto non lontano dalle terre natali di don Galasso, sono fiero di questo sacerdote che, circa cinquant’anni fa, si è distinto per umanità e spiritualità in questa terra, in un particolare momento storico di questo grande paese. Come cristiano sono particolarmente lieto e grato che la Chiesa del patriarcato ortodosso di Mosca voglia riconoscere l’opera e onorare la memoria di don Galasso, sacerdote cattolico. Oggi si parla molto di dialogo interreligioso o ecumenismo del sangue, riferendosi a quanto più di prezioso ortodossi e cattolici hanno in comune in questa grande terra, e cioè la testimonianza silenziosa, sofferta e influente dell’unico Vangelo di Gesù Cristo in tempi e circostanze storiche di assoluta chiusura e talora anche opposizione e repressione di ogni manifestazione religiosa.

Gino Cervi e Fernandel in una scena dal film «Il compagno don Camillo» di Luigi Comencini (1965)

Don Andreoli, così come il suo amico pope ortodosso, Eugenio Zubovic e il vescovo ortodosso di Kujbysev, figurano tra i pochi uomini di Chiesa ai quali non è stato richiesto di versare il proprio sangue per testimoniare il Vangelo, ma hanno ugualmente subito il martirio della pazienza, degli innumerevoli e rigorosi limiti posti alle loro attività, delle vessazioni, del sospetto e della diffidenza costantemente nutriti, non dal popolo, ma dagli apparati politici e sociali alla loro presenza e opera pastorale.

In questo non facile ambiente di vita quotidiana, don Galasso e il pope del posto, Eugenio, hanno riscoperto ed espresso la loro fraternità nella fede in Gesù Cristo, lasciandosi alle spalle secoli di recriminazioni, divisioni e diffidenze religiose. Essi hanno precorso il cammino segnato per il futuro dei rapporti tra ortodossi e cattolici dallo storico incontro, di un anno fa, tra il Patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca, Kirill, e Papa Francesco.

Le memorie di don Andreoli ci riportano alla sua attività quotidiana con gli operai, gli ingegneri e i dirigenti della Fiat nei primi anni dello stabilimento Vaz: celebrazione dei sacramenti per gli italiani, ma anche quotidiana vicinanza alle singole persone, visite e assistenza agli ammalati, facilitazione dei contatti con le famiglie in Italia, insegnante e direttore della prima scuola italiana, fattorino per l’acquisto di generi di prima necessità degli operai costantemente impegnati nel lavoro in fabbrica, scampagnate sulle rive del Volga.

A sostenere la presenza e l’attività di don Andreoli in Russia, insieme con la fede e la carità cristiana, sono state la profonda empatia e sintonia con gli operai italiani. Scrive nelle sue memorie: «Il bello è che molti italiani con me si dimostrano comunisti, anticlericali o laicisti, ma, stuzzicati sul vivo dai colleghi sovietici, diventano come Peppone in Russia: difensori della fede e catechisti». Empatia e amicizia che ha sviluppato presto anche con i russi: «Tante cose ci insegnano i russi: la cordialità, il disinteresse, la pazienza» (p. 34 dell’edizione italiana).

Di particolare conforto e sostegno sono state l’amicizia col suo collega ortodosso, il pope Eugenio Zubovic e la testimonianza della comunità ortodossa: «Una Chiesa che riesce a mantenersi viva in un clima in cui tutto concorre a farla morire. Non dispone di bibbie e d’altra stampa religiosa, non di corsi di predicazione, di scuole di catechismo. Eppure nei giorni feriali ho visto un centinaio di persone partecipare alla messa e nelle grandi solennità la chiesa non contiene la folla dei credenti. Ogni domenica si amministrano decine di battesimi e sono giovani baldi e aitanti a portare i loro figli al fonte della rigenerazione. (...) L’esempio di questa Chiesa meravigliosa non è un surrogato alla mancanza di confratelli? Ma poi mi è vicino padre Eugenio» (p. 76).

Vale dunque la pena riscoprire la figura poderosa e ispiratrice di queste persone che con la loro testimonianza e semplicità di vita hanno posto delle pietre miliari nell’umanizzazione della società di allora e sono state pioniere del cammino che ci è stato delineato poco tempo fa da Papa Francesco e dal Patriarca Kirill. Cammino che richiede un moto di accelerazione per stare alla pari con la storia.

di Celestino Migliore

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26 marzo 2019

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