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Competenza
e impegni concreti

· Simposio organizzato dalla Santa Sede e dagli Stati Uniti sulla dignità umana ·

Intervento dell’arcivescovo segretario per i Rapporti con gli Stati

Pubblichiamo una nostra traduzione dell’intervento pronunciato questa mattina dall’arcivescovo segretario per i Rapporti con gli Stati al simposio «Pathways to Achieving Human Dignity. Partnering with Faith-Based organizations», in corso in Vaticano presso l’aula vecchia del sinodo. Dopo gli interventi di diplomatici e rappresentanti di organizzazioni religiose, il simposio si chiude nel pomeriggio di oggi con l’intervento del segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin.

Signor Segretario di Stato, onorevole Mike Pompeo,

Eccellenze, distinti ospiti,

Signore e Signori,

Sono molto lieto di accogliere ognuno di voi per questo Simposio, che è co-sponsorizzato dalla Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e dall’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede, quale uno dei numerosi importanti eventi organizzati per celebrare il 35° anniversario delle Relazioni Diplomatiche tra la Santa Sede e gli Stati Uniti d’America.

Come ha sottolineato Papa Francesco in occasione del suo viaggio apostolico negli Stati Uniti nel settembre 2015, l’obiettivo della nostra collaborazione è di costruire una società che sia davvero tollerante e inclusiva e salvaguardare la dignità e i diritti inalienabili di ogni persona umana.

Il Simposio odierno si concentrerà su tre questioni importanti, collegate al nostro impegno comune per la promozione della dignità umana, vale a dire promuovere il diritto fondamentale alla libertà religiosa, combattere il flagello della tratta di esseri umani e fornire assistenza umanitaria.

1. Promuovere la libertà religiosa: Come Papa Francesco ha affermato a Rabat, “la libertà di coscienza e la libertà religiosa [...] sono inseparabilmente legate alla dignità umana”. La libertà di religione è un principio fondamentale che scaturisce dalla natura umana e al tempo stesso una realtà esistenziale nella vita di ogni persona. Purtroppo, è minacciata sia come principio sia nell’esperienza vissuta di troppe persone. “Nel mondo attuale — ha osservato Papa Francesco con un po’ di tristezza — la libertà religiosa spesso viene più affermata che messa in pratica”.

Ad Abu Dhabi, il 4 febbraio di quest’anno, Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb hanno presentato un documento comune sulla “Fratellanza Umana”.

In tale documento, tra molti altri punti interessanti, dichiarano fermamente “che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi” (Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune, 4 febbraio 2019).

Il documento comune pone anche una particolare enfasi sull’ineludibile necessità di sviluppare e rispettare il principio di piena cittadinanza per tutti. Nessuno deve sentirsi o essere trattato come un cittadino di seconda categoria a motivo della sua appartenenza religiosa.

Nello sforzo di promuovere la libertà di religione, sarebbe utile che le autorità politiche si impegnassero con i leader religiosi, le organizzazioni confessionali e le organizzazioni della società civile, veramente dediti a promuovere la libertà religiosa e la libertà di coscienza. Senza mancare di denunciare le violazioni della libertà di religione, sarebbe prezioso anche lo sviluppo di una rete internazionale di leader religiosi e di persone di buona volontà per costruire tolleranza, fratellanza e un sano pluralismo. Le religioni hanno il diritto e il dovere di mostrare chiaramente che è possibile costruire una società in cui “un sano pluralismo, che davvero rispetti gli altri ed i valori come tali” sia un “prezioso alleato nell’impegno per la difesa della dignità umana [...] e una via verso la pace nel nostro mondo” (cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, nn. 255 e 257).

È sempre più evidente che la libertà religiosa (e la religione stessa) recano beneficio ai popoli in tanti ambiti della vita. Alla luce di ciò, Papa Francesco ha osservato: “Quando l’esercizio effettivo dei rispettivi diritti è garantito agli individui e alle comunità, essi non sono solamente liberi di realizzare le proprie potenzialità, ma, con queste capacità, con il loro lavoro contribuiscono anche al benessere e all’arricchimento di tutta la società” (Papa Francesco, Incontro per la libertà religiosa con la comunità ispanica e altri immigrati, Philadelphia, 26 settembre 2015). Di fatto, sono dell’idea che la principale enfasi, per quanto riguarda la libertà religiosa, non deve essere politica o ideologica: la preoccupazione principale deve essere quella di proteggere efficacemente i diritti umani e le libertà fondamentali e di promuovere la pacifica coesistenza e società inclusive, in cui le persone possano esprimere le loro credenze liberamente, senza temere censure da parte del pensiero comune e dove le minoranze siano pienamente rispettate.

2. Combattere la tratta di esseri umani: La tratta di esseri umani è una delle realtà più buie e più riprovevoli nel mondo attuale. Quando nel settembre 2015 Papa Francesco si è recato alle Nazioni Unite, ha affermato che flagelli come la “tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione” e altri mali non possono essere affrontati solo con “impegni solenni”. Dobbiamo assicurare che i nostri sforzi siano “realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli”.

Le persone che non hanno “niente da perdere” sono molto vulnerabili alla rapacità dei trafficanti, che sono maestri nell’individuare e sfruttare situazioni di disperazione. I trafficanti di esseri umani non hanno scrupoli a sfruttare le persone molto vulnerabili, che magari sono in fuga da persecuzioni, conflitti, disastri ambientali e privazioni economiche. I conflitti armati e la crisi dei migranti e dei rifugiati hanno fatto crescere il numero di persone che cadono preda dei trafficanti.

La Santa Sede e la Chiesa cattolica sono profondamente impegnate nella liberazione, riabilitazione e reinserimento delle vittime della tratta. Tanto per citare un esempio, le religiose cattoliche in tutto il mondo stanno lavorando instancabilmente per restituire dignità a quanti sono stati vittime della tratta, e molte di loro si sono unite nella rete Talitha Kum, che è rappresentata in questo Simposio. Abbiamo bisogno di persone coraggiose come loro per cambiare la vita di chi è vulnerabile; abbiamo bisogno di persone impegnate per rendere consapevoli sul modus operandi malvagio dei trafficanti, abbiamo bisogno di leader coraggiosi per prendere decisioni appropriate al fine di combattere e, gradatamente, sconfiggere questo orribile crimine contro l’umanità.

3. Fornire assistenza umanitaria: La Santa Sede e la Chiesa cattolica, attraverso la loro rete di agenzie caritative, offrono assistenza umanitaria a diretto beneficio di milioni di persone in tutto il mondo, specialmente nelle aree di conflitto armato o di altre crisi politiche, sociali o economiche. Nel distribuire aiuti, le agenzie e gli enti cattolici non fanno distinzione per quanto riguarda l’identità religiosa o etnica delle persone che hanno bisogno di assistenza e cercano sempre di dare la priorità a chi è più vulnerabile e più bisognoso.

Le agenzie cattoliche ricevono fondi attraverso gli appelli promossi dalle conferenze episcopali nazionali, donazioni private di fedeli cattolici e, talvolta, attraverso la loro collaborazione con governi e organizzazioni internazionali. La Santa Sede apprezza questa collaborazione. Tuttavia, in alcuni casi i finanziamenti governativi sono condizionati da considerazioni ideologiche non sempre compatibili con i principi e le convinzioni religiosi. Sarebbe un atto invadente da parte di un donatore imporre la sua cultura, i suoi valori, la sua ideologia e le sue politiche, erodendo le tradizioni, la storia e i valori religiosi e morali delle persone che intende aiutare.

Desidero anche sottolineare che, mentre risponde alle emergenze umanitarie, la Santa Sede ritiene che sia urgente affrontare le cause alla base di tali crisi, come orribili guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani, instabilità politica o sociale, povertà estrema, conseguenze del cambiamento climatico e così via. A tale riguardo, è importante ricordare l’invito di Papa Francesco, in Laudato si’, a una “ecologia integrale” che evidenzi il legame tra la protezione dell’ambiente, la lotta contro la povertà, la giustizia sociale, l’economia e la politica.

Tutti questi temi verranno dibattuti con i nostri ospiti e partecipanti: ancora una volta do il benvenuto a ciascuno di voi, ringraziandovi di cuore per la vostra partecipazione a questo Simposio.

Permettetemi di ringraziare in modo molto speciale il Segretario Pompeo per essere venuto in Vaticano per questo evento. È un chiaro segno dell’importanza che attribuisce alle relazioni tra la Santa Sede e gli Stati Uniti d’America, come anche della particolare attenzione del Governo statunitense per la libertà religiosa e la collaborazione con le organizzazioni confessionali. Grazie infinite. Desidero anche esprimere il mio apprezzamento a Sua Eccellenza l’Ambasciatore Callista Ginglich e al personale dell’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede per l’iniziativa e l’organizzazione logistica dell’evento, insieme con la Sezione per i Rapporti con gli Stati, l’Ufficio Protocollo e il Governatorato dello Stato Città del Vaticano, che ha gentilmente messo a disposizione e allestito questa Aula Vecchia del Sinodo per il Simposio odierno. Grazie a tutti voi.

A nome di Papa Francesco, del Cardinale Segretario di Stato e anche a nome mio sono lieto di aprire ufficialmente il Simposio.

Grazie.

di Paul Richard Gallagher

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09 dicembre 2019

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