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Commovente silenzio

Due immagini racchiudono l’intero pomeriggio di sabato 25 agosto di Papa Francesco a Dublino. La preghiera silenziosa per le vittime degli abusi, nella procattedrale di St Mary, e l’abbraccio delle famiglie nella festa al Croke Park Stadium. Due istantanee in cui si ritrova in perfetta sintesi il doppio messaggio portato da Francesco in Irlanda: la capacità e l’umiltà di chiedere perdono e la necessità di una vera «rivoluzione dell’amore» per garantire un futuro alla Chiesa e alla società.

La visita pastorale nel segno della famiglia — dopo gli impegni ufficiali della mattinata — è cominciata nel primo pomeriggio nella procattedrale di Dublino. Francesco è arrivato alle 15.30, in papamobile, dopo una breve sosta di preghiera davanti alle spoglie mortali del venerabile Matt Talbot, un operaio che visse tra Ottocento e Novecento, oggi molto amato in Irlanda. Il Pontefice è stato accolto dal capitolo metropolitano e dall’arcivescovo Diarmuid Martin, che gli ha fatto baciare il crocifisso e gli ha consegnato l’acqua benedetta per l’aspersione dei fedeli riuniti all’esterno.

All’interno la chiesa era gremita di giovani coppie che da ore attendevano, guidate nei canti e nella preghiera dal domenicano John Harris. Il clima di grande raccoglimento si è accentuato all’ingresso del Pontefice. Come se la preghiera continuasse senza soluzione di continuità e non dovesse essere interrotta da applausi. E, in effetti così è stato, perché Francesco, giunto di fronte all’altare, si è subito diretto verso la cappella del Santissimo Sacramento e, a capo chino, si è seduto di fronte al tabernacolo e al cero che da anni arde in ricordo di tutte le vittime degli abusi. Sono seguiti due minuti di assoluto e commovente silenzio, rotto solo dal pianto di un bambino: è sembrato un emozionante e involontario richiamo al dolore innocente consumato in un passato che ancora ferisce le coscienze, ma anche — come poi sottolineato nel discorso dallo stesso Francesco — un inno alla vita pieno di speranza, di gioia e di futuro. Proprio di futuro ha parlato il Papa con le giovani coppie irlandesi, quelle sposate da poco o in procinto di celebrare il loro matrimonio, in un dialogo introdotto dalla significativa testimonianza di una coppia più anziana.

Dall’incontro dedicato alle famiglie che progettano il domani, a quello con le famiglie che invece vivono con estrema difficoltà, nella povertà e nell’emarginazione, il presente. La seconda tappa del pomeriggio ha portato infatti il Papa in visita al centro di accoglienza per famiglie senza tetto. Qui, con il fondatore padre Kevin Crowley, sono quotidianamente impegnati un altro padre cappuccino, venti operatori fissi e 120 volontari. «Questa casa — ci dice Aidan, 64 anni, uno degli ospiti abituali — è una vera benedizione per noi. Qui tutti sono gentili. È gente buona. Ed è bello sentirsi accolti come in una casa». Il Papa è giunto alle 16.30 accompagnato da padre Kevin e dall’arcivescovo Diarmuid Martin. Ha salutato uno per uno tutti i presenti e ha poi tenuto un breve discorso a braccio.

L’agenda pomeridiana del Pontefice prevedeva a questo punto una sosta prima del trasferimento al Croke Park Stadium per la festa delle famiglie, ma Francesco ha voluto dedicare questo tempo, in nunziatura, alla locale comunità dei confratelli gesuiti e soprattutto a otto sopravvissuti irlandesi agli abusi del clero, dei religiosi ed istituzionali. Come riferito dal direttore della Sala stampa della Santa Sede, Greg Burke, a questo incontro, durato circa un’ora e mezzo, erano presenti la signora Marie Collins; il reverendo Patrick McCafferty, p.p.; il reverendo Joe McDonald; Councillor Damian O’Farrell; Paul Jude Redmond; Clodagh Malone; e Bernadette Fahy. Uno dei sopravvissuti, vittima di padre Tony Walsh, ha preferito rimane anonimo.

Il dolore, l’emozione, la sofferenza, l’indignazione per un momento così toccante, hanno trovato sollievo poco più tardi nella splendida serata del Croke Park.

L’enorme palco allestito per la festa della famiglia ha ospitato canti, balli, testimonianze, giochi di colore e di suoni, in uno spettacolo coinvolgente e mai fine a se stesso. Protagonisti sono stati non solo gli ospiti e gli artisti — come Andrea Bocelli o i River Dance — ma anche bambini, giovani e soprattutto gli ottantamila che affollavano gli spalti e il prato del parterre. Tra loro, naturalmente, tantissimi irlandesi come Caroline e John, giovani sposi, e i loro sei figli: «Questa — ci dicono — è una serata speciale per noi. In questi giorni abbiamo capito quanto la famiglia sia fondamentale per far crescere la società e stasera è come se ci impegnassimo ancora di più di fronte al Papa che per noi è come un padre». Più anni di matrimonio alle spalle hanno Shauna e John che, guardandosi attorno, commossi dall’entusiasmo degli spalti, ci hanno detto: «Questo è un grande segno di unità. E una lezione anche per noi tutti irlandesi. È vero, tutto il paese ha sofferto per gli scandali degli abusi, ma ora pensiamo che sia giunto il tempo di guarire, il tempo di perdonare, e di andare avanti. Insieme».

Giunto allo stadio a bordo di una golf car, Francesco è stato accolto da una vera e propria ovazione e ha dedicato dieci minuti a salutare ogni settore. Poi, accompagnato dal cardinale Farrell e dall’arcivescovo di Dublino, ha raggiunto il fronte del palco per seguire le esibizioni e le testimonianze. Centinaia di volti si sono avvicendati sui maxischermi. Erano i protagonisti delle storie raccontate per illustrare le mille declinazioni della bellezza dell’amore familiare. Ed erano i volti delle migliaia di persone assiepate sugli spalti, di ogni età, in un clima di festa che ha accompagnato lo spettacolo fino all’imbrunire, quando i telefonini sono diventati migliaia di “fiammelle digitali” che hanno illuminato lo stadio.

dal nostro inviato Maurizio Fontana

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18 ottobre 2019

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