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Padri di speranza
non professionisti del sacro

· Il Papa chiede ai religiosi e alle religiose di mettere Cristo in mezzo al popolo ·

Vincere «la tentazione della sopravvivenza» che inaridisce i cuori e li priva della capacità di sognare: è l’impegno che il Papa ha chiesto ai consacrati e alle consacrate durante la messa celebrata nella basilica di San Pietro giovedì pomeriggio, 2 febbraio.

Nel giorno in cui la Chiesa fa memoria della festa della presentazione di Gesù al tempio — alla quale ormai da ventuno anni è legata la giornata mondiale della vita consacrata — il Pontefice ha invitato i religiosi e le religiose a fare «memoria di come sognarono i nostri anziani, i nostri padri e madri», e a riscoprire il «coraggio per portare avanti, profeticamente, questo sogno». Un atteggiamento, questo, che consente di mantenere «feconda» la scelta della consacrazione e di non mortificare «la creatività profetica» del carisma originario.

Il rischio, per il Papa, è quello di «diventare reazionari, paurosi», chiusi «nelle nostre case e nei nostri schemi», in cerca di «scorciatoie per sfuggire alle sfide che oggi bussano alle nostre porte». La «psicologia della sopravvivenza — ha ammonito — toglie forza ai nostri carismi perché ci porta ad addomesticarli, a renderli “a portata di mano” ma privandoli di quella forza creativa che essi inaugurarono; fa sì che vogliamo proteggere spazi, edifici o strutture più che rendere possibili nuovi processi». Così i consacrati sono destinati a diventare semplici «professionisti del sacro, ma non padri, madri o fratelli della speranza che siamo stati chiamati a profetizzare».

Questo atteggiamento, ha proseguito il Pontefice, non solo «inaridisce il cuore dei nostri anziani, privandoli della capacità di sognare», ma al tempo stesso «sterilizza la profezia che i più giovani sono chiamati ad annunciare e realizzare». In poche parole, «la tentazione della sopravvivenza trasforma in pericolo, in minaccia, in tragedia ciò che il Signore ci presenta come un’opportunità per la missione». Per evitarlo Francesco ha indicato ai consacrati la missione di «mettere Gesù in mezzo al suo popolo», mantenendo «un cuore contemplativo» e facendosi carico ogni giorno della «croce dei nostri fratelli». Una missione da realizzare «non come attivisti della fede» — ha spiegato — ma «come uomini e donne che sono continuamente perdonati, uomini e donne uniti nel battesimo per condividere questa unzione e la consolazione di Dio con gli altri». Perché, ha concluso citando l’Evangelii gaudium, «uscire da se stessi per unirsi agli altri non solo fa bene, ma trasforma la nostra vita e la nostra speranza in un canto di lode».

L’omelia del Papa 

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