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​Come una ventata
di aria fresca

· ​Il viaggio del Papa sulla stampa internazionale ·

È sull'affermazione del Papa di un mondo in guerra — una guerra non di religione — che la stampa internazionale pone un forte accento nel coprire il primo giorno di viaggio in Polonia. In prima pagina, «The Wall Street Journal» pubblica una foto grande di Francesco in preghiera e già nella didascalia si sottolinea il concetto che viene poi sviluppato nell’articolo: il mondo è in guerra perché ha smarrito la via della pace. 

E nell’articolo, di Francis X. Rocca, si evidenzia come il Pontefice, ancora una volta, abbia rimarcato il fatto che l’attuale infuriare delle violenze affonda le radici anzitutto negli interessi economici e politici. 

Nello stesso tempo «The Wall Street Journal» mette in rilievo che il Papa non manca mai di rivolgere il pensiero agli immigrati, con il conseguente appello a superare le paure e ad accogliere, in spirito di solidarietà, quanti fuggono dai conflitti e da situazioni di estrema miseria.
Dal canto suo «El País» sottolinea che il Papa, di fronte all’odio che miete lutti, non arretra: al contrario, continua a raccomandare la via del dialogo, in particolare quello tra le religioni, perché rappresenta l’unica strategia per riconciliare i cuori.
Ed è proprio il dialogo tra le religioni, si sottolinea nell’articolo, a costituire uno degli assi portanti del suo magistero.
Sul «Corriere della Sera» Massimo Franco sottolinea come Francesco sia un Papa aperto che naviga controcorrente nel mantenere la rotta del dialogo. «È come se nuotasse — scrive Franco — contro due correnti: quella eversiva, che distorce l’immaginario dell’islam, riducendolo a “religione dei terroristi”, e quella che porta l’Europa verso derive xenofobe».
Sul preciso distinguo fatto dal Papa a proposito della guerra che sta segnando il mondo pone l’accento Franca Giansoldati in un articolo sul «Messaggero». La linea sulla quale si muove Francesco, scrive Giansoldati, è molto attenta a che «non si demonizzi» il mondo islamico, né che si possa «parlare in termini negativi dei precetti di Maometto». L’Is, le persecuzioni contro i cristiani, le crudeltà filmate con puntuale diligenza — si legge nell’articolo — fanno parte del corollario di un conflitto planetario alimentato dai famelici appetiti dei trafficanti di armi, da chi specula sul petrolio, da chi agisce per dominare i popoli.
«Al Papa — scrive Giansoldati — non piace chi sulla scena internazionale offre la pace ma poi, dietro le quinte, vende montagne di armi ai terroristi». Ipocrisia, avidità, cinismo. «È questa la terza guerra mondiale a pezzetti che è in atto e di cui ha parlato il Papa, con la consueta franchezza, appena arrivato in Polonia» sottolinea Giansoldati.
E in un editoriale su «La Stampa», Stefano Stefanini sottolinea che il Papa, non negando l’evidenza della guerra in corso, «ha messo il dito sulla piaga delle motivazioni (interessi, soldi, risorse naturali, dominio dei popoli) di chi vuole la guerra: il potere terreno». L’editorialista rileva poi che sgombrando il tavolo da fantasie di crociate cristiane anti-terrorismo, Francesco ha respinto qualsiasi strumentalizzazione dell’attentato avvenuto nella chiesa in Normandia, dove è stato assassinato don Jacques Hamel. «La franchezza di Papa Bergoglio nel parlare di guerra è come una ventata d’aria fresca nelle stantie cancellerie del vecchio continente» scrive Stefanini.
Su «Avvenire» Riccardo Maccioni sottolinea che Francesco è in Polonia per realizzare il sogno di Paolo vi. Cinquant’anni fa il regime comunista impedì a Montini di recarsi nel Paese, e il trono a Jasna Góra che aspettava il Papa, in quel 1966, restò vuoto. E ora, con la presenza di Francesco in terra polacca, quel sogno è stato coronato. Anche la stampa polacca sottolinea questo dato, ricordando il divieto che fu opposto a Montini quando espresse il desiderio di recarsi in Polonia per l’anniversario del battesimo del Paese.
Harriet Sherwood, con un articolo su «The Guardian», pone l’accento sull’appello alla solidarietà lanciato dal Papa, a Cracovia, a sostegno dei migranti. «È un appello che ribadisce con forza quanto il Pontefice abbia a cuore la sorte di chi soffre e di chi vive ai margini della società». Tanto che, scrive Sherwood, Francesco ha fatto della misericordia e della generosità verso il prossimo bisognoso i cardini intorno ai quali ruota il suo pontificato.
Nell’articolo vengono citate le testimonianze di uomini e donne polacchi che lavorano all’estero e che sono tornati in patria per partecipare alla giornata mondiale della gioventù. «Francesco è un grande Papa e un grande uomo» dice Maria, 25 anni, che lavora a Vienna. E aggiunge: «Non potevo mancare a un evento così importante in cui il Pontefice ci dirà che cosa fare per cercare di costruire, fra tanta violenza, un mondo migliore».
Nel commentare il discorso pronunciato a Cracovia, Alfred Wierzbicki, docente di etica all’università cattolica di Lublino, afferma su «Gazeta Wyborcza» che quella di Francesco è stata «una lezione di umanesimo insito nel cristianesimo». «Il cristianesimo — aggiunge Wierzbicki — non è un’ideologia, un’arma contro gli altri, ma è esso stesso umanesimo, perché insegna a riconoscere l’umanità e le fondamentali esigenze di ogni persona, indipendentemente dalle differenze culturali e sociali». 

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