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Come una traversata

· ​Donne e Bibbia nell’alto Medioevo ·

La fondatezza che si staglia nelle pagine di Fra Oriente e Occidente: donne e Bibbia nell’alto Medioevo (secoli VI-XI) greci, latini, ebrei, arabi (Trapani, Il Pozzo di Giacobbe, 2015, pagine 320, euro 28) — ultimo volume della collana «La Bibbia e le donne» — consente di ripensare il rapporto della donna e delle donne con la Bibbia.

Lorenzo Lotto, «Annunciazione» (1534)

La premessa è lo scavo storico e spirituale inserito nella documentazione del secolo preso in esame. Nell’introduzione le due curatrici, Franca Ela Consolino e Judith Herrin, circoscrivono l’ambito della ricerca e dettagliano il metodo seguito: «Il primo medioevo è un’epoca storica spesso considerata interamente cristiana — nel senso di cattolico romana — ma ovviamente fra il V e l’XI secolo dell’era cristiana fiorirono anche altre forme di cristianesimo e altre fedi».

Si tratta di fedi differenti: greco ortodossa, ariana, monofisita, donatista, nestoriana. Come pure di religioni differenti, giudaismo e islam. «Nel mettere insieme il nostro volume, ci è sembrato opportuno che riflettesse queste differenti realtà, rappresentando in modo il più possibile inclusivo le relazioni con la Bibbia di donne diverse per area geografica, estrazione sociale e livello culturale». Lo scrive Cristiana Dobner aggiungendo che i tredici saggi rispecchiano questa ottica anche nell’opzione delle loro autrici appartenenti a università quali Cipro, Torino, Australia, Nottingham e Princeton, con la presenza di soli due autori, Giuseppe Cremascoli (Bologna) e Francesco Stella (Siena).

La Bibbia può essere intesa diversamente. Libro che dettaglia le prescrizioni sulle donne o per le donne; libro in cui le donne agiscono e sono soggetti che diventano esemplari; testo sacro su cui alcune donne possono chinarsi per scrutarla e trarne linfa vitale per la loro vita, come si arguisce dagli scritti della monaca Kassia di Bisanzio, di Rosvita in Occidente e di Dhuoda in tempi carolingi, figure in cui la donna scrittrice appare autonoma e libera nel suo contatto diretto con il testo rivelato.

Troppo spesso invece la donna appare condotta, quindi ogni conoscenza, ogni assaporamento della Parola di Dio, è mediato dagli uomini di Chiesa. È questione di cultura ma anche di mentalità allora corrente.

La Vergine Maria e la letteratura ebraica antica è esaminata da Martha Himmelfarb che prende in esame tre figure, la madre del Messia bambino che scompare, la madre dei sette figli e Chefsiba, che uccide i malvagi ed è madre di Menachem il messia disceso da Davide, donne «che riflettono un aspetto diverso della reazione degli Ebrei antichi alla figura della Vergine».

Nel Corano, sostiene Ulrike Bechmann, le figure femminili bibliche «sono relativamente rare» ed esiste un preciso criterio per inserire le loro vicende perché «sono utilizzate per annunciare qualcosa relativamente all’agire di Dio».

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14 ottobre 2019

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