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Come una partita di calcio

Se per l’anagrafe è “la mascotte” dei tredici ragazzi malati di tumore venuti da Pavia, nei fatti Alejandro è il trascinatore, «un vero e proprio guerriero» a cui la chemioterapia e i lunghi ricoveri nel reparto oncologico dell’ospedale San Matteo non hanno tolto il sorriso. Anzi, Alejandro vive l’esperienza della malattia «come se fosse una partita di calcio, una finale di Champions League da vincere a tutti i costi». Così oggi si è presentato al Papa con al collo la sua sciarpa bianconera perché, dice, «presto voglio tornare a fare tanti dribbling e tanti gol come il mio campione preferito Paulo Dybala e poi abbracciare i miei amici per festeggiare “la vittoria”».

Con questo atteggiamento, confida la mamma, «è lui a dare la forza alle persone che condividono l’esperienza della sua sofferenza». E infatti, contagiati dall’entusiasmo di Alejandro, il gruppo venuto da Pavia, settanta persone in tutto tra malati di diverse età e familiari, sta vivendo «come un imprevedibile momento di festa questo viaggio a Roma». Ognuno ha avuto modo di raccontare a Francesco — che ha scritto per loro una bendizione autografa — la propria storia, tra paura e speranza. E gli hanno consegnato la lettera della loro piccola amica Ginevra che non ha potuto lasciare la sua stanza. Ma per non farla sentire sola, attraverso i cellulari le hanno mostrato, attimo per attimo in diretta, il loro incontro con Francesco in piazza San Pietro. Al Pontefice i ragazzi di Pavia hanno anche portato i saluti dei detenuti del secondo reparto del carcere di Bollate, con cui sono entrati in amicizia attraverso iniziative solidali.

Sempre da Pavia, con il vescovo Corrado Sanguinetti, è venuta a Roma per abbracciare il Papa una rappresentanza della fraternità della “Casa del giovane”: sacerdoti e laici consacrati che svolgono la loro opera di assistenza e recupero di giovani tossicodipendenti, secondo il carisma del fondatore don Enzo Boschetti, morto venticinque anni fa. Tra loro il direttore don Arturo Cristiani e Chiara Mio, professoressa di management all’università Ca’ Foscari di Venezia, impegnata in una pastorale sociale capace di mettere a frutto, in modo originale e sostenibile, criteri e principi della dottrina sociale cattolica nell’ambito micro-economico delle aziende e delle imprese.

Nel pieno delle iniziative promosse in occasione della seconda giornata mondiale dei poveri, che si celebrerà domenica 18 novembre, l’azienda Frigomat di Guardamiglio, in provincia di Lodi, ha donato al Papa una macchina per confezionare gelati che ora sarà destinata a una struttura di accoglienza. Alberto Cipolletti, che cinquant’anni fa ha fondato questa azienda, aveva già collaborato nel 1988 con madre Teresa di Calcutta per l’allestimento della cucina per la casa “Dono di Maria” in Vaticano.

Sempre nella prospettiva della solidarietà, significativa la testimonianza della famiglia Olivetti Rason: i genitori hanno presentato al Pontefice la fondazione intitolata alla loro figlia Ginevra, morta a ventisette anni. Erano presente anche i tre fratelli della ragazza. Con questa iniziativa riescono a offrire prospettive a tanti giovani, aiutandoli negli studi.

Il Papa ha inoltre incoraggiato l’impegno per il dialogo con il mondo musulmano in Egitto portato avanti da Mary Tawfik, cristiana copto ortodossa, scrittrice e poetessa molto conosciuta nel suo paese. Per rilanciare i contenuti della visita compiuta da Francesco al Cairo, il 28 e 29 aprile 2017, la donna ha scritto il libro Parole nella terra di pace e lo sta diffondendo nei contesti culturali, letterari e accademici egiziani.

Gli ottocentocinquanta volontari dell’associazione “Verona minor Hierusalem, una città da valorizzare assieme” hanno presentato a Francesco il loro progetto, avviato due anni fa con la diocesi, «per valorizzare e rendere accessibile il patrimonio storico, culturale, artistico, spirituale e naturalistico di Verona», proponendo veri e propri «pellegrinaggi urbani». Un progetto, spiega Paola Tessitore, «centrato sull’economia del dono, sulla creazione di valori nelle relazioni, sui rapporti culturali tra quattro generazioni e sulla sinergia con il territorio».

Tra i tantissimi doni presentati a Francesco, anche le rose tipiche dell’Ecuador, coltivate in Italia dalla Joyflor, un’azienda che mette in pratica il principio dell’integrazione tra persone di differenti culture. Al Papa è stata inoltre consegnata una copia del Breviario di Beram, risalente al XIV secolo, scritto in Istria nella lingua slava ecclesiastica croata in alfabeto glagolitico. A presentarlo è stata Vida Vukoja, direttrice dell’istituto paleoslavo di Zagabria che, sul tema, sta dando vita a un colloquio scientifico.

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14 dicembre 2018

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