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Come una mamma

· Il Papa alle religiose della diocesi di Roma chiede equilibrio tra spirito e concretezza ·

Con il sorriso sulle labbra, il cuore pieno di amore come quello di una mamma; con il giusto equilibrio tra spirito e concretezza, senza stare troppo sulle nuvole, ma con i piedi per terra, per ascoltare i rumori del mondo e i bisogni dei fratelli; ispirata alle beatitudini e tenendo sempre presente il capitolo 25 del Vangelo di Matteo, sul quale tutti saremo giudicati. È questo il profilo che Papa Francesco ha tracciato della donna consacrata che, sul modello della Chiesa, è madre e non matrigna. Lo ha tracciato rispondendo a quattro domande che gli sono state poste, sabato mattina, 16 maggio, nell’Aula Paolo vi, durante l’incontro con i consacrati della diocesi di Roma.

Una monaca di clausura — ha sottolineato il Pontefice — non può essere una donna esclusa dal mondo, perché la vocazione non è un rifugio. Anzi, deve essere sempre in tensione: con le antenne alzate per captare le necessità degli altri. Per questo è necessario anche informarsi e mantenere il contatto diretto con la gente che bussa ai monasteri. Il servizio ai fratelli poi deve essere fatto con il sorriso sulle labbra, perché a una suora che non sa sorridere manca qualcosa. Il Papa ha quindi invitato le monache a pregare per i vescovi e i sacerdoti, sull’esempio di santa Teresa di Gesù bambino.

Della consacrazione femminile come dimensione sponsale, il Papa ha poi parlato rispondendo a una donna appartenete all’ordo virginum. La dimensione femminile è molto importante, ha detto, perché le suore sono l’icona della Chiesa e della Madonna. A questo proposito, ha invitato a non dimenticare che la Chiesa è femminile: non è “il Chiesa”, ma è “la Chiesa” ed è la sposa di Gesù.

Purtroppo, a volte si dimentica l’importanza dell’amore materno della suora, la maternità della donna consacrata. Infatti, la fedeltà nella vita consacrata deve per sua natura rispecchiare la fedeltà, l’amore, la tenerezza della madre Chiesa e della madre Maria. Per questo, la consacrata che non segue questa strada, sbaglia. C’è bisogno di avere sempre pazienza e saper perdonare, senza criticare. Il modello è quello di madre che non “spella” i suoi figli, altrimenti è matrigna.

L’amore poi deve essere concreto, ha aggiunto ancora Papa Francesco. Ma quali sono i contenuti di questa concretezza? Il Pontefice li ha individuati in due brani del Vangelo: quello delle beatitudini, in cui c’è scritto come fare, e quello del capitolo 25 di Matteo, protocollo sul quale saremo giudicati. In esso, troviamo la concretezza della vita consacrata, seguendola possiamo arrivare a un grado elevato di santità.

Sul fronte maschile, rispondendo a un missionario scalabriniano, il Papa ha sottolineato l’importanza della festa, che è una vera categoria teologica. Festeggiare, ha detto, non significa far chiasso o rumore ma, come recita il Deuteronomio, il fine è la gioia di ricordare quel che ha fatto il Signore per noi. E riguardo a una certa concorrenzialità tra parrocchia e congregazioni religiose, il Pontefice ha detto che una delle cose difficili per un vescovo è fare armonia nella diocesi.

Di obbedienza, che va letta nel mistero di Cristo, il Papa ha infine parlato rispondendo alla domanda di un terziario cappuccino. È vero, ha sottolineato, che come ogni virtù può essere tentata e diventare un atteggiamento disciplinare, ma essa è un mistero. L’obbedienza è l’icona della strada di Gesù.

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