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Come una conchiglia

· ​Nasce la cattedrale di Creteil ·

Domenica 20 settembre una cattedrale si è aggiunta al grande patrimonio delle cattedrali europee. È la cattedrale della diocesi di Creteil, fondata nel 1966, che risponde alla esigenza molto sentita dai cittadini di vedere della nuova diocesi un centro pienamente visibile.

La cattedrale di Créteil

Per il progetto ci si è rivolti ad Architecture Studio, uno dei gruppi di architetti francesi più noti e qualificati ai quali si deve il grande edificio del Parlamento europeo di Strasburgo. L’architetto responsabile del progetto è stato, in particolare, Alain Bretagnolle che ha puntato sulla coerenza strutturale e sulla semplicità scegliendo il legno come materiale dominante nello spazio interno con il risultato di creare un effetto cromatico di calore e di vibrazione luminosa. Pareti e struttura coincidono creando un volume che richiama le valve di una conchiglia aperta verso il basso per ospitare una grande platea semicircolare impostata su due livelli.
Dal punto di vista liturgico la centralità dell’altare risalta e dà un senso alla platea circolare, anche se il modello teatrale finisce per prevalere, riducendo drasticamente il valore del percorso assiale che pure ha un altissimo valore simbolico come percorso del popolo di Dio orientato alla salvezza. Questo percorso assiale si limita, a Creteil, a collegare visivamente l’altare con il fonte battesimale. Qualche perplessità lascia anche l’ambone, luogo specifico della liturgia della parola, ridotto a poco più di un leggìo e la posizione della figura del Cristo, collocato molto in alto al di sopra di un grande pannello colorato. Molto efficace invece, per creare il senso della comunità raccolta in se stessa ma aperta alla trascendenza, l’uso della luce che penetra da una fessura che mette in rilevo la congiunzione delle due conchiglie.
L’opera architettonica, di indubbio pregio formale per il rigore della configurazione spaziale, offre un contributo importante alla definizione di un nuovo modello di cattedrale, anche se forse non ne coglie del tutto la specificità. La presenza rispetto all’ambiente urbano è certo quella di un’opera monumentale, austera nella sua semplicità e ricca di qualità spaziali; manca — forse intenzionalmente — la riconoscibilità, il legame con il sistema urbano degli edifici religiosi che pure è una realtà urbanistica non trascurabile, l’espressione visiva della ricchezza di relazioni che contraddistingue un edificio che appartiene non a un quartiere ma a tutta la città.
Significativa in questo senso la mancanza di un campanile: simbolo di un collegamento ideale con ciò che è lontano. Così pure ci si potrebbe domandare se la chiesa di oggi, la chiesa del dialogo, la chiesa dei poveri, la chiesa che si batte per accogliere gli esuli può essere rappresentata in modo esauriente da un edificio, bello come una grande conchiglia, ma come una conchiglia chiuso in se stesso, più adatto a proteggere la comunità che ad aprirla coraggiosamente verso l’esterno.
Due cose importanti vanno a merito della nuova cattedrale, l’interesse dimostrato generosamente da parte di un gruppo di architetti d’avanguardia (che appare anche tra gli sponsor dell’iniziativa) per la problematica degli edifici religiosi moderni e quindi il contributo dato a una ricerca che si svolge in questi anni su scala mondiale e che darà certamente alla fine non delle regole fisse ma un maturo orientamento tipologico.
Non meno importante, come spia della serietà e della sensibilità degli autori, l’invenzione, già sottolineata, di quell’arco luminoso all’innesto tra le due valve della conchiglia che la apre verso il cielo e introduce nella percezione di chi osserva, come fosse un arcobaleno, il senso dell’infinito.

di Paolo Portoghesi

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21 maggio 2019

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