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​Come un sacramento

· Il servizio dell’ospitalità ·

L’ospitalità di Abramo in un’icona russa del xvii secolo

L’ospitalità è una virtù da praticare, ma questo convegno ha dimostrato che essa è come un sacramento del Cristo risorto, che si rende presente (par-ousía). L’apparizione ai due pellegrini di Emmaus ne è una rivelazione discreta ed eclatante. San Gregorio il grande la interpreta nella xxiii delle Omelie sui Vangeli nel 591: «Era necessario che fossero provati per vedere se coloro che non lo amavano ancora come Dio potessero almeno amarlo come straniero. Non potevano essere stranieri alla carità, poiché la Verità camminava con loro, ed essi l’invitavano a essere loro ospite come si fa per uno straniero. Perché diciamo “l’invitavano” mentre sta scritto “lo pregavano con insistenza”? Da questo esempio si può concludere che non si deve soltanto invitare gli stranieri come ospiti, ma li si deve pregare […]. Il Signore non solo è stato riconosciuto mentre parlava, ma si è degnato di farsi riconoscere durante il pasto offerto. Fratelli amatissimi, abbiate il desiderio di offrire l’ospitalità, amate la pratica della carità».

L’insistenza, quasi la costrizione, la diaconia dell’ospitalità, si muta in visita eucaristica del Signore risorto. Non siamo forse invitati ad assumere insieme la diaconia dell’ospitalità, sempre restando in ascolto delle parole delle Scritture, al fine di affrettare il giorno del calice condiviso? Il patriarca Teodoro ii di Alessandria ci ha parlato dell’Africa, ponendo la domanda dell’ospitalità che oltrepassa l’accoglienza personale. Che cosa possiamo fare, che cosa dobbiamo fare, in quanto Chiese, per mettere in opera delle strutture di ospitalità in grado di accogliere un afflusso in massa di rifugiati? Come poterlo fare in modo responsabile?

di Michel Van Parys

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20 maggio 2019

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