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Come un partigiano

· Don Gioacchino Rey e il rastrellamento del Quadraro ·

All’alba del 17 aprile 1944, stavo dormendo, ospite di un dirigente della formazione partigiana Banda (Costantino) Rossi, che faceva parte di una ampia organizzazione militare chiamata Bandiera Rossa (una delle più forti) e che operava a Roma e nel Lazio. Mi ero recato il giorno prima in quella che era l’ottava zona tra le quali il comando militare partigiano, del quale facevo parte, aveva diviso Roma. Ero lì assieme al referente di zona del Movimento dei cattolici comunisti, Elio Califano, per stabilire un coordinamento sulle azioni da compiere.

La casa era sita verso la fine di via dei Quintili a circa 200 o 300 metri dall’inizio della zona di Tor Pignattara sulla Casilina, che è confinante con il Quadraro. Su incarico di don Gioacchino Rey, che era al corrente della nostra presenza, giunse un’anziana signora dicendoci che dovevamo allontanarci rapidamente dalla casa, in quanto i tedeschi stavano effettuando un rastrellamento nella zona. Senza por tempo in mezzo, uscimmo e ci dirigemmo di corsa verso Tor Pignattara.

Quasi incrociammo le forze tedesche che arrivavano, cantando a passo di marcia, a chiudere il perimetro della zona del rastrellamento. Li evitammo solo per qualche attimo, probabilmente (erano ormai le cinque), si erano attardati all’altro lato del Quadraro Vecchio, quello vicino a via Tuscolana. Dopo qualche giorno, fui informato dell’avvenuto rastrellamento e di quanto aveva fatto don Gioacchino Rey, interponendosi fra i tedeschi e gli abitanti della borgata, tentando di salvare il salvabile, e aiutando successivamente le famiglie dei deportati.

Avendo avuto modo di avere con lui quattro o cinque incontri nel corso dell’occupazione di Roma, per discutere sulle tecniche di contrasto ai tedeschi, mi sono fatto l’idea che fosse un sacerdote coraggioso che si spendeva senza riserve per gli altri. Aiutava con coscienza la resistenza, i renitenti e i perseguitati che si nascondevano al regime, aveva rapporti con i vertici di tutte le organizzazioni resistenziali che si muovevano nella sua zona. Fra questi voglio ricordare il già menzionato Elio Califano e Nino Franchellucci per i Gruppi di azione patriottica. Don Gioacchino Rey si comportò come un partigiano che faceva una battaglia per la libertà, senza coloriture politiche. Uomo caratterialmente impetuoso, si era reso conto che bisognava agire al di là delle convenienze senza timore del rischio al quale si sottoponeva, restando tuttavia fedele al suo compito pastorale indipendentemente dalle convenienze. Era un uomo chiaro e diretto, ciò che mi colpiva maggiormente del suo carattere era l’incredibile sicurezza, in una situazione sociale opprimente e repressiva nella quale si rischiava la vita anche per poco. Come già sottolineai in occasione della concessione della Medaglia d’oro al merito civile, conferita il 17 aprile 2004 all’allora x municipio di Roma — zona Quadraro — l’Operazione Balena, guidata da Herbert Kappler non fu certo l’unica delle operazioni militari di guerra fatta dai nazisti a Roma «città aperta», ma fu una delle più clamorose e non so perché una delle meno ricordate, così come sono rimaste nell’ombra la figura e l’azione di don Rey.

Una figura che merita di essere ricordata e onorata, al pari di quelle degli altri due sacerdoti della diocesi di Roma che pagarono con la vita il proprio impegno umano e civile, don Giuseppe Morosini e don Pietro Pappagallo. Aggiungo che dopo la liberazione di Roma, don Rey riprese a condurre la normale attività della sua parrocchia e ad aiutare il prossimo senza reclamare onori o rivendicare le valorose azioni compiute. Ricordo a tale proposito che qualche tempo dopo la liberazione, ci incontrammo a pranzo in una trattoria a Testaccio e mentre intorno a noi le persone chiacchieravano spensieratamente, ci trovammo a ragionare come dei reduci di guerra, su quello che avevamo fatto in difesa della libertà nostra e altrui, consci ma quasi increduli di avere vissuto un momento storico di quella importanza.

Per questo è importante l’iniziativa dell’Associazione nazionale reduci dalla prigionia nell’aver promosso, sia la ricerca storico-scientifica sul rastrellamento del Quadraro e le attività a essa connesse che la riscoperta della sino a oggi negletta figura di don Gioacchino Rey.

di Adriano Ossicini

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21 marzo 2019

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